C’E’ CONFUSIONE IN TERRA DI FRANCIA

Di Arrigoni Gianluca
29 Aprile 2004
Parigi. C'è confusione, in terra di Francia.

Parigi. C’è confusione, in terra di Francia. Dopo aver subìto una pesantissima e umiliante sconfitta nelle elezioni regionali dello scorso mese di marzo, la maggioranza di centrodestra e il governo sembrano procedere a tentoni. Dopo aver affermato con convinzione la necessità di aprire le stanze del potere alla “società civile”, chiamando al governo dei ministri non cresciuti nelle serre di partito, per dare una nuova linfa all’azione politica, caso vuole che sono proprio quei ministri che dopo la sconfitta alle regionali sono stati buttati fuori. Fuori Luc Ferry, per esempio, il filosofo al quale era stato affidato il ministero dell’Educazione pubblica. E fuori Francis Mer, l’imprenditore e manager che ha tenuto le redini del ministero dell’Economia e delle finanze. è Jacques Chirac, il 1° aprile, a spiegare in diretta televisiva che «la politica, contrariamente a quello che molti pensano o credono, è un mestiere… che esige una formazione». Fuori quindi la “società civile” e dentro gli amici del serraglio. Sullo slancio, nella stessa intervista televisiva Jacques Chirac mette in fila quelli che considera come i principali errori del primo ministro Jean-Pierre Raffarin che, lo ricordiamo, in un sistema presidenziale come quello francese non fa che applicare la politica voluta dal presidente. Prima delle elezioni non c’erano soldi per calmare i “ricercatori” che manifestavano? Dopo le elezioni i soldi saltano fuori. Ma la “svolta” più significativa riguarda la più importante e difficile riforma, quella della sécurité sociale, il pilastro dello “Stato provvidenza” che rischia il fallimento. Per ragioni di “efficacia”, per evitare degli interminabili dibattiti parlamentari, la riforma doveva essere attuata con dei decreti legge. Ora Chirac ha cambiato idea e considera necessario non solo un dibattito parlamentare, ma anche un eventuale accordo con l’opposizione. Dopo avere così duramente criticato l’operato del governo ci si aspetterebbe un cambiamento di primo ministro ma, per surreale che possa essere, Chirac fa «la scelta della costanza, della determinazione e dell’azione». Quindi via libera al “Raffarin III”, che potrebbe rivelarsi un governo “a termine”, utile solo ad assicurare la transizione fino alle prossime elezioni europee di giugno che rischiano di rivelarsi difficili per l’attuale maggioranza. Tutto il resto segue la stessa linea, in verità decisamente fluttuante. Il governo dice di essere favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea? L’Ump, il partito di Chirac che ha la maggioranza assoluta in parlamento, non ne vuole sapere della Turchia nell’Unione. La famosa “legge sul velo”? Se la legge è contenuta in poche frasi il primo testo applicativo è lungo nove pagine e rende la legge incoerente e quindi inapplicabile, permettendo, per esempio, l’utilizzazione del velo se legato a delle tradizioni, com’è il caso in Guadalupa dove il velo islamico a scuola è tradizionalmente accettato. Insomma, come si è detto, c’è confusione in terra di Francia.

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