C’E’ MACHIAVELLI E MACHIAVELLI

Di Tempi
17 Febbraio 2005
LE STRATEGIE DI IRACHENI E ISRAELO-PALESTINESI, I SOTTERFUGI DELL’ULIVO

Fra palestinesi ed israeliani una storica tregua del cui successo Mahmoud Abbas e Ariel Sharon sono fiduciosi. In Irak un risultato elettorale troppo bello per essere vero, con gli sciiti “religiosi” che sfiorano la maggioranza assoluta ma, contro i pronostici, non la conquistano e si trovano nella condizione di ricercare accordi con le altre forze politiche. In politica, soprattutto in Medio Oriente, spesso quello che avviene dietro le quinte è più importante di quel che si fa sul palcoscenico. In Palestina da anni fra l’Olp e Hamas esiste un patto di ferro che funziona sia quando si fa Intifada sia quando si va a Sharm el Sheikh. Israele sa bene che Abbas sta facendo le sue mosse in totale sintonia con le ali radicali del quadro politico palestinese, e che l’oltranzismo verbale degli eredi dello sceicco Yassin è pura recita a uso interno. Ma nessuno chiama il bluff, nell’interesse della pace.
In Irak i risultati elettorali sembrano studiati a tavolino per lasciare la porta aperta all’adesione dei sunniti al processo di transizione. Gli sciiti sembrano aver intenzionalmente rinunciato ad un trionfo elettorale che avrebbe reso insanabile la frattura con i sunniti. E tuttavia, non tutti i machiavellismi sono uguali. Quelli iracheni e israelo-palestinesi promuovono gli interessi della pace. Non così quelli della sinistra italiana che decide di votare contro la missione italiana in Irak. Non certo nell’interesse degli iracheni, ma della claudicante coesione della coalizione. Accusavano gli americani di sacrificare vite umane irachene per interessi politici: ora fanno la stessa cosa, ma peggio.

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