Cellulare? No, Shakespeare
Personalmente detesto il cellulare. Se lo accendo mi consegna a qualsiasi seccatore, se lo spengo mi imbatto comunque con quel genere di scocciatore che informa il vicino – sul tram, al mattino presto – che “ciao Patty, come va? Bella serata, né? Ma come se la tirava la Fulvia!”. La vicenda più istruttiva mi è capitata una volta che stavo guidando. Mi arriva un messaggio SMS e al primo semaforo leggo: “E Tu, chi sei?”. Oddio che domanda impegnativa. Già, “Chi sono Io?” Fu allora che pensai che stiamo diventando tutti oggetti di consumo, mentre gli oggetti di consumo ci rubano il mestiere e si buttano a far metafisica. In quel momento non sapevo ancora che, giocherellando col telefonino, mia figlia era andata a disturbare uno sconosciuto.
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