Censure al barolo?

Di Massobrio Paolo
03 Maggio 2001
«No barrique, no Berlusconi»

«No barrique, no Berlusconi». Il vecchio Bartolo ce l’aveva già da qualche anno quell’etichetta per le sue bottiglie di Barolo. Quando sono andato a casa sua due mesi fa me l’ha tirata fuori. Ma è bastata una risata per accantonare la provocazione. E in quella magnum ho ritrovato il gusto del grande Barolo: equilibrato, immenso, antico, tradizionale, buono. Come lo è Bartolo Mascarello, comunista, che legge solo la Repubblica, giornale che invece aborrisce il conte Riccardi, grande esperto di vini, monarchico convinto, ma disposto a tutto pur di onorare il Barolo di Bar(t)olo. Il mondo del vino ha ancora lo stile dei rapporti. Non quell’articolo dell’Unità: «Un Barolo politicamente Corretto» e il can can politico che si sta facendo per un’etichetta. A chi ha mandato i carabinieri per far spostare la bottiglia dalla vetrina avrei consigliato di acquistarla e bersela. Se non gliel’avessero venduta allora sì c’era una “premeditazione ideologica”. Altrimenti ridiamoci su. Anche sulla nuova etichetta che svetta nell’enolibreria Marchisio e che riporta la scritta: «Censura». Suvvia!

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