Censure al barolo?
«No barrique, no Berlusconi». Il vecchio Bartolo ce l’aveva già da qualche anno quell’etichetta per le sue bottiglie di Barolo. Quando sono andato a casa sua due mesi fa me l’ha tirata fuori. Ma è bastata una risata per accantonare la provocazione. E in quella magnum ho ritrovato il gusto del grande Barolo: equilibrato, immenso, antico, tradizionale, buono. Come lo è Bartolo Mascarello, comunista, che legge solo la Repubblica, giornale che invece aborrisce il conte Riccardi, grande esperto di vini, monarchico convinto, ma disposto a tutto pur di onorare il Barolo di Bar(t)olo. Il mondo del vino ha ancora lo stile dei rapporti. Non quell’articolo dell’Unità: «Un Barolo politicamente Corretto» e il can can politico che si sta facendo per un’etichetta. A chi ha mandato i carabinieri per far spostare la bottiglia dalla vetrina avrei consigliato di acquistarla e bersela. Se non gliel’avessero venduta allora sì c’era una “premeditazione ideologica”. Altrimenti ridiamoci su. Anche sulla nuova etichetta che svetta nell’enolibreria Marchisio e che riporta la scritta: «Censura». Suvvia!
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!