Cercasi pacifisti per l’Iran
Sabato 28 si è svolta a Londra una grandiosa manifestazione da record (quasi 150.000 persone) che però è stata offuscata sia dal volume di quella della domenica prima (oltre 407.000) sia dallo scandalo Major-Currie che ha occupato le prime pagine. I dimostranti erano musulmani, dai moderati antiguerra ai più scatenati palestinesi nazisteggianti, cristiani pacifisti di ogni confessione e dissidenti laburisti, trotzkisti e altre frange della sinistra estrema. Un sacco di veli, copricapi e pugni chiusi ma non credo molte kippah ebraiche, anche se non è mai detto. Scenario ritrito da anni ‘70. Nel centro di Cambridge però c’erano interessanti banchetti di raccolta firme e mi è stato detto in varie altre parti del Regno Unito. Giovani dell’Iran, in prevalenza donne a capo scoperto e alcune in moderate minigonne invitavano a firmare una petizione per aiutare a cambiare il loro paese. Un volantino illustrativo intitolato a grandi lettere: «Lo sapevate? In Iran non c’e’ libertà di associazione, organizzazione o parola. Nessun partito non islamico di opposizione, né sindacati, né giornali indipendenti, né associazioni femminili e chi volesse provarci rischierebbe prigione, tortura, morte. Non ci sono diritti sindacali o scioperi, molti non vengono pagati e non possono protestare. Le donne sono cittadine di terza classe e vige l’apartheid sessuale, il velo è obbligatorio, mariti e padri sono loro custodi, loro non possono neppure andare in autobus senza permesso, altro che diritti, lavoro, divorzio, affidamento dei figli. Il dissenso intellettuale e ogni espressione religiosa non musulmana sono soppressi. Ateismo e secolarizzazione sono puniti con la morte. Pulizia religiosa dei non musulmani è la norma. I Bahai sono perseguitati, gli ebrei vivono nel terrore di esser denunciati come spie israeliane, i cristiani sono cittadini di seconda classe. Non c’è diritto a un processo giusto né alla difesa, chi è denunciato è colpevole fino a che non sia provato il contrario. Vige l’arresto senza capo di imputazione; gli arresti sono quasi sempre arbitrari, le confessioni fabbricate, spesso la gente muore in carcere e non se ne rende conto. I bambini non hanno diritti, sono proprietà dei parenti e dello stato islamico. Possono combattere, lavorare, costretti ai lavori forzati a 5 anni, le bambine si sposano a 9 anni e a 13 possono esser condannate a morte. Gli omosessuali sono giustiziati. Puro e semplice. Questa lista può continuare all’infinito. Aiutateci a cambiare l’Iran!» Firmato: Comitato Iraniano per i Diritti Civili. La loro è la risposta agli esaltati che urlano a Londra. Mi paiono la speranza del mondo.
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