Via certi giornalisti e comunisti sul lettino. È Il Cav.? No, è Il Monde

Di Arrigoni Gianluca
08 Ottobre 2003
Parigi. Il motto “Fate quello che dico e non quello che faccio” può non solo riassumere un libro sulla politica estera francese

Parigi. Il motto “Fate quello che dico e non quello che faccio” può non solo riassumere un libro sulla politica estera francese, L’Arrogance française, pubblicato da due giornalisti del settimanale Le Point, Romain Gubert e Emmanuel Saint-Martin, ma anche illustrare due episodi che vedono protagonisti l’uno i socialisti francesi e l’altro “Il Grande moralizzatore”, il quotidiano Le Monde. Primo episodio. La direzione del quotidiano ha deciso di licenziare uno dei suoi giornalisti, Daniel Schneidermann, che dal 1983 lavorava per il “quotidiano di riferimento”, perché ha commesso un errore imperdonabile: ha dedicato al proprio giornale l’ultimo capitolo del suo ultimo libro, L’horreur médiatique, nelle librerie da giovedì 2 ottobre. Nel capitolo che gli costa il posto Schneidermann parla del libro «violento, documentato, profondamente ostile» pubblicato lo scorso 26 febbraio da Pierre Péan e Philippe Cohen (La face cachée du Monde – La parte oscura del Monde – Tempi 10 del 6 marzo 2003) e che provocò dure reazioni da parte della direzione del quotidiano francese. Come altri giornalisti di Le Monde Schneidermann non è soddisfatto delle vaghe “spiegazioni” della direzione, così, nel capitolo che gli è costato il posto, Schneidermann scrive tra l’altro: «Mi sembrava che Le Monde, piuttosto che rispondere come un clan siciliano offeso dalla provocazione di un clan rivale (…) doveva rispondere come un giornale di una democrazia sviluppata del XXI secolo: dando spazio alla parola e aprendo i suoi conti ed i suoi archivi». Ma Le Monde non discute, licenzia. Secondo episodio. Due correnti minoritarie del Ps (Nouveau Monde e Nouveau Parti socialiste, che nell’ultimo congresso del maggio scorso hanno raccolto il 33,2%) si oppongono alla nuova Costituzione europea perché la considerano troppo liberale. I socialisti riformisti non hanno esitato a definirli sui giornali una minoranza di «marxisti» che hanno bisogno della «psicanalisi». Dunque non proprio “comunisti” e “matti” come ha definito certi magistrati il Nostro – tanto per l’Unità quanto per Le Monde – Mussolini Berlusconi ma, nelle parole di Jacques Delors a Le Monde, persone che «Nel Ps hanno parecchi problemi. Devono accettare il fatto che il capitalismo non morirà. Non possono accettarlo. È una questione di psicanalisi», e in quelle di Marcel Gauchet a Libération «socialisti governati da una specie di super-io marxista che impedisce loro di evolvere e complica il loro rapporto con la realtà». Nemmeno il “riformista” D’Alema parlerebbe così chiaro di Bertinotti e No global (di cui forse-non-vorrebbe-ma-non-può-non-essere un-po’-alleato-elettorale). Forse che anche “la Francia è isolata” e a Parigi “le libertà fondamentali sono in pericolo”?

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