Certi giovani sono lenti, certi vecchi invece rock. Ma rock per davvero

Ho imparato una cosa bella ascoltando Radio Deejay. C’è un gruppo rock di ottuagenari. Appassionati di canto. Gente che ha fatto nella vita vari lavori, impiegati, farmacisti, insegnanti di dattilografia. E che ora han fatto un disco. Che è in vendita a 5 euro a favore dell’assistenza domiciliare (un istituto Onlus) per anziani. «Il futuro è anziano», dice una di queste canzoni. Vogliono con questa dolce stravagante iniziativa richiamare l’attenzione di tutti sulla risorsa che sono gli anziani per le famiglie e viceversa. E a non delegare a istituti o altro la ospitalità e la assistenza. La cosa può sembrare singolare. Ma nemmeno troppo se si pensa che taluni miti del rock che ancora riempiono stadi e palasport – come i Rolling Stones – viaggiano allegramente per i sessanta. Vito è il nome dell’animatore dell’idea.
Un buon motivo per andare a comprare un cd. Un esempio piccolo ma significativo di azione sociale. E per riflettere anche su come certe cose cosiddette “giovani” hanno non solo un cuore antico, ma a volte sono opera di anziani. Mentre certe cose “vecchie” sono la presuntuosa opera di taluni giovanotti.

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