Cervelli in fuga e parole in libertà
Ci sono casi in cui la fuga repentina di un cervello italiano potrebbe celare – potrebbe, si badi bene –, più che un tragico problema cui trovare una rapida soluzione, la più rapida soluzione ad un tragico problema, magari. Magari, si badi bene. L’ipotesi è maliziosa, d’accordo, ma neanche tanto inaudita. In realtà non è che l’anagramma del vecchio adagio secondo cui non tutti i mali vengono per nuocere. Vecchio adagio che, però, raramente sovviene al pensatore medio nostrano, quando si trovi al cospetto dell’ennesimo caso e clamoroso di emigrazione cervellare. Egli piuttosto s’inalbera, e grida che il governo è ladro anche di neuroni. Ed ha ragione, si badi, il pensatore a inalberarsi. Non s’intende certo negare qui l’esistenza di un esodo in massa dei cervelli d’Italia. Si badi, non è il nostro intento. È il vecchio adagio che, a volte, sembra vendicarsi. Sembra, si badi bene, a volte. A Palermo è stata da poco inaugurata la nuova sede dell’Ismett, il prestigioso Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione. L’Ismett è un vero esempio di eccellenza per il sistema della sanità pubblica italiana: 70 posti letto, quattro sale operatorie superaccessoriate, una sacco di laboratori, cartelle cliniche on-line, ecc. Insomma un ospedale che in Lombardia ve lo sognate. Anche perché vanta, per i trapianti di fegato, un 90% di sopravvivenza dei pazienti a un anno dall’intervento: il secondo risultato in Italia, se non il primo. Ma per parlare dell’Ismett avremo altre occasioni. Ci interessa di più in questa sede riandare con la mente a quell’Ignazio Marino che dell’Ismett è stato direttore amministrativo e sanitario. Molti si saranno, ahimè, dimenticati che le dimissioni del prof. Marino, ufficializzate assieme all’amara decisione di fuggire col suo cervello alla volta degli Usa in cerca di fortuna, scatenarono la consueta, spensierata, ma soprattutto disinteressata bagarre sui giornali, con tanto di scoop su Repubblica del tipo che «in Italia c’è un ambiente ostile al talento e alla ricerca». Persino Ciampi elaborò da par suo un’azzeccatissima variazione sul tema: «Mi auguro che si creino le condizioni per un suo ripensamento». Il 2003 si apriva così all’insegna del dolore per quest’Italia che è il fuggi fuggi generale degli intelletti migliori. Perché il governo è ladro di talento. Ora, si badi bene, non s’intende qui negare che i cervelli effettivamente emigrino volentieri dall’Italia. S’intende solo considerare poche cifre. Ignazio Marino s’è dimesso all’inizio di settembre 2002, anche se il suo cervello è fuggito davvero solo poco dopo il Capodanno del 2003. Ebbene, se nel 2002 all’Ismett sono stati eseguiti 22 trapianti di fegato, nel 2003 ne sono stati eseguiti 41. Il doppio. E una ventina solo nel primo trimestre del 2004: quasi come in tutto il 2002. Or bene, c’è chi insinua che il risultato sia dovuto al fatto che nessun talento ha più assunto all’Ismett il doppio incarico di Marino, e chi dice che oggi si utilizzano anche nuove tecniche. Quel che sembra, comunque, ormai appianato è che il vecchio adagio, a volte – si badi bene –, ci prende ancora.
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