CERVELLONI IN CATTEDRA (VUOTA)
Dal centrodestra ci aspettavamo una riforma della scuola liberale. Ne abbiamo una statalista, di segno diverso da quella della sinistra come contenuti ma identica nella concezione rigidamente verticistica. Ultima conferma il decreto sulla formazione e l’arruolamento degli insegnanti. Al ministero festeggiano: finalmente basta con i precari, e insegnanti tutti con una preparazione di qualità (e certezza del posto). Duplice illusione. Primo, si illudono che programmare l’accesso alle lauree specialistiche elimini il precariato. Da questo punto di vista il sistema è assolutamente identico all’attuale. Anche ieri si contavano le cattedre vuote e si mettevano a concorso (tot cattedre, tot posti). Il problema sono gli anni che passano fra il calcolo dei posti e l’arrivo del titolare: intanto che si fa? Si lasciano i ragazzi soli? No, evidentemente: si mette in cattedra un supplente; che matura, se non dei diritti, delle legittime aspettative. Cambierà qualcosa? Niente: si individua la cattedra vuota, la si mette a concorso, e intanto che il futuro insegnante si forma (due anni) ci si mette un supplente. Che matura, se non dei diritti, delle legittime aspettative. Secondo, si illudono che questo sistema formi tutti insegnanti preparati. L’esame di accesso alla laurea specialistica tutto può verificare meno la capacità di insegnare. E quella non si forma all’università. Se un cervellone incapace di rapporto – limitiamoci all’esempio più caritatevole – passa quel test ce lo teniamo in cattedra finché campa, come oggi.
In Europa, nei paesi che ci battono nelle classifiche sulla preparazione degli studenti, è il contrario: preparazione specifica, sì, ma per tutti quelli che vogliono tentare; poi libertà delle scuole di assumere (in Italia potrebbero bandire ciascuna il proprio concorso, come fanno Comuni, enti pubblici, ospedali) e di determinare mansioni, carriera, stipendi. Ma da noi con l’Europa – e con la competizione – ci si sciacqua la bocca quando fa comodo.
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