Cervelloni nel verde

Di Manes Enzo
05 Luglio 2007

Mi. In questo caso non dice né della nota musicale né di quella che era la targa automobilistica di Milano. Più semplicemente è un acronimo, che sta per Montaggi industriali. E che rimanda a un passato remoto. A uno spezzone non certo secondario di un film anche a tinte avventurose. Ecco perché il nome è rimasto tale e quale, nonostante l’azienda ne abbia macinata di strada, aguzzando l’ingegno. E quindi annusando altri sbocchi. Oggi la sua specializzazione è notevole, primeggia nella progettazione e realizzazione di impianti industriali per il trattamento superficiale di metalli e materie plastiche. Siamo, cioè, nel campo della verniciatura. Della elaborazione sofisticata frutto di un costante aggiornamento tecnologico.
La Montaggi industriali si trova a Calò, un piccolo borgo nel cuore della Brianza, a pochi chilometri da Besana, puntellato da un’industria minuta fiorente e da ville con parchi mozzafiato. La struttura produttiva e commerciale gode del privilegio di essere collocata in un contesto invidiabile, ventimila metri quadrati di verde. Carlo Andrea Casiraghi è il padrone di questa casa che ha iniziato la sua attività nel 1972. E che sia un tipo fuori dagli schemi lo verifichiamo immediatamente. Infatti prima di portarci nel suo ufficio per la chiacchierata, ci invita a seguirlo verso la staccionata che apre al prato. A una certa distanza vediamo un gruppo di cervi, sì di cervi. Che paiono proprio spassarsela. «Fanno parte a pieno titolo dell’azienda. La cosa in principio pareva poco più di un gioco. Da qualche tempo non più. Credo sia un piccolo esempio del tipo di umanità che si respira in azienda. Ecco, una nota positiva, senza pretese e senza fare discorsi», dice.
Carlo Andrea Casiraghi è un imprenditore che non ha ereditato l’azienda dal padre. La Mi è tutta opera sua. Farina del suo sacco, venuta fuori quel giorno in cui decise che aveva voglia di mettere in piedi qualcosa di suo. Riteneva di averne le possibilità. Creative certo, economiche molto meno. «Io provengo dal mondo contadino, che significa calli e tanta concretezza. Una scuola formidabile anche per chi desidera fare l’imprenditore. Esagero? Bè, allora diciamo che per me tenere presente da dove vengo è servito moltissimo a ridurre al minimo le stupidaggini. Piedi per terra, insomma. Per come sta andando non sono mancate le soddisfazioni, la terra ha restituito frutti in abbondanza». Casiraghi ha sempre avuto la passione per le costruzioni meccaniche. Perciò la sua bottega artigiana è stata l’officina. Fino a 21 anni ha lavorato come meccanico della tessitura. Poi il passaggio nel mondo delle macchine per la verniciatura industriale, che sarebbe stato il suo mondo. «A 27 anni mi sono messo in proprio. La mia azienda era un piccolo scantinato. Quando ci penso adesso mi vengono mille pensieri e sensazioni. Però quanta tenerezza. E quanta fatica. Non era mica facile andare in giro a cercare commesse. La voglia non mi mancava. Così prima cercavo in giro qualcuno che mi fornisse macchine vecchie e poi mi muovevo in lungo e in largo per trovare piccoli ordini. Si lavorava per conto terzi. Non dimenticherò mai quel senso del rossore sul volto quando devi bussare per domandare lavoro. In quei frangenti mi rincuoravo dicendomi: benedetto il giorno che verranno a suonare alla mia porta per ordinare un macchinario. E, grazie al cielo, quel giorno è arrivato».
L’anno successivo all’avvio dell’attività il Casiraghi si trova un socio. Che pure lui andava in giro a montare nelle aziende gli apparecchi ordinati. La coppia è stata insieme fino al 1995. Quindi il nostro tornava a proseguire in solitudine. Ma con il sostegno della famiglia, che non è mai mancato. Anche se questo imprenditore sincero non ci nasconde di essere accompagnato da un cruccio: «Quando si dedicano troppe ore al lavoro si toglie tempo prezioso alla famiglia. In casa mi rassicurano che non è mai stato così. Spero abbiano ragione. Però, ogni tanto, il dubbio torna fuori». Legittimo. Però c’è che il figlio Emanuele ha deciso di lavorare nell’azienda con papà. «Gli ho detto: “Se ti piace, stai”. Ma gli ho detto anche che bisognava lavorare molto e con passione, più degli altri. Mi fa piacere che ci sia stato. Che abbia accettato la sfida. Per il momento lavora nel settore acquisti. Sta facendo bene. Non dovrei essere io a dirlo, tuttavia mi pare che stia venendo su con giudizio. Ha accettato di confrontarsi e di crescere secondo i tempi giusti. Sa qual è oggi il problema? La fretta, il bruciare le tappe. Manca il senso dell’attesa per poi poter giungere a traguardi importanti».

Come i sarti di una volta
Definisce la sua azienda a misura d’uomo. E si spinge anche più in là il Casiraghi: «Io voglio bene alla mia gente e credo che lo stesso sentimento abbiano i trenta dipendenti verso di me. I risultati che stiamo ottenendo non credo sarebbero possibili senza una solida qualità del rapporto. Forse ci dimentichiamo troppo spesso che le aziende sono fatte da uomini. Sono cosa viva, perciò. Tenerne conto nella vita di tutti i giorni aumenta la soddisfazione. Perché fa lavorare meglio. E ci permette di essere competitivi sfornando impianti di alto contenuto tecnologico». La ricerca è fondamentale dalle parti di Calò. Tanto che l’anno scorso la Mi si è piazzata al quinto posto nella graduatoria della Regione Lombardia per l’assegnazione di finanziamenti in base alla legge 46/82 relativa a progetti fortemente caratterizzati quanto a innovazione tecnologica.
«Se teniamo conto che sono state presentate circa mille domande abbiamo di che essere orgogliosi di aver raggiunto la quinta piazza fra i piccoli imprenditori», precisa. E a proposito dei fattori che hanno permesso all’azienda di crescere e di pensare al futuro con giustificato ottimismo, il titolare di Montaggi industriali cita nell’ordine il team affiatato, la diversificazione della produzione, l’umiltà di fondo, l’affezione della clientela che si sente trattata come fanno ancora i pochi sarti che stanno in circolazione. «Il nostro ufficio tecnico è attrezzato di software così sofisticati che possono ridurre i tempi di progettazione. In questo modo l’azienda è in grado di soddisfare tutte le richieste personalizzate di ciascun cliente. Quelle forniture, appunto, di tipo sartoriale». Il Casiraghi chiude così. Mentre ce ne andiamo un occhio ancora ai cervi è un gesto naturale. Che, pur non dicendo nulla, il padrone di casa pare apprezzare.

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