Cgil-industria, matrimonio da teatro
Botte al popolo degli artigiani e delle partite Iva, tappeti rossi all’Italia sindacalizzata, alle multinazionali e alle grandi imprese decotte. Parrebbe questo “il rilancio economico e lo sviluppo” a cui mira la Finanziaria messa in campo da Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Eppure è da tempo che il connubio tra grande impresa e sindacato produce strani fenomeni. Come quello di Cassinetta di Biandronno (Va), dove la massiccia presenza di iscritti alla Fiom (fiore all’occhiello della Cgil provinciale) lungo le catene di montaggio della Whirlpool, nota multinazionale di elettrodomestici, anziché conflitti virtuosi, ha prodotto un’opaca ma efficiente cogestione aziendale.
«Sono cose che in azienda sanno tutti» dice a Tempi un operaio Cobas, ma fra gli oltre 2.100 addetti «solo i non iscritti alla Fiom si sono chiamati fuori da questo sistema». Un sistema dove dalle assunzioni alle delocalizzazioni, dall’impiego con iscrizione al sindacato alla cassa integrazione, tutto sarebbe concordato tra vertici aziendali e Fiom. «Per carità, poi gli scioperi si proclamano lo stesso: per la pace, per l’articolo 18, contro la Finanziaria Berlusconi. Sempre con la bandiera rossa in testa al corteo. Ma insomma, è solo un gran teatro». E se si tratta di gestire situazioni un po’ delicate? «Bè, è qui che entra in gioco il sindacato».
Come è accaduto nel marzo dell’anno scorso, quando l’azienda aprì la cassa integrazione mentre contestualmente assumeva interinali. «Una strana procedura, visto che il lavoro temporaneo è per legge vietato in situazione di crisi tale da richiedere il ricorso alla Cig». Ma allora nessuno protestò. Eccetto alcuni dipendenti sostenuti dal segretario territoriale Flm Uniti/Cub, Marco Galli, che sollevarono una questione di illegittimità davanti al magistrato del lavoro di Varese.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!