Chavez dixit
«Era ora. Mi hanno informato a mezzanotte, ho detto fate pure e sono andato a letto con un sorriso». (20 febbraio, Chávez sull’arresto di Carlos Fernández).
«Questo è un messaggio pubblico a Aznar, Bush e Uribe. Chiedano informazioni. Io non permetterei che un funzionario del mio governo se ne uscisse a dire cavolate sugli affari interni del mio Paese… Se ragionassimo allo stesso modo l’opposizione spagnola avrebbe ragione a dire che il tiranno Aznar ha ordinato la chiusura di un giornale e che si sta attentando alla libertà di espressione». (23 febbraio, Chávez ai presidenti di Usa e Colombia e al primo ministro spagnolo in risposta alle preoccupazioni dei rispettivi governi sull’arresto di Carlos Fernández. Il riferimento ad Aznar è a proposito della chiusura di Egunkaria, giornale vicino all’Eta).
«Dottor Gaviria, questo è un Paese sovrano. Lei è stato presidente di un Paese, si rimetta al suo posto. Qui non ci sono privilegi in questo Paese, di nessun tipo”. (24 febbraio, Chávez in risposta alle critiche sull’arresto degli oppositori da parte del mediatore César Gaviria Trujillo, presidente dell’Osa ed ex-presidente della Colombia).
«La nostra rivoluzione non si negozia, si approfondisce» (25 febbraio, volantino firmato “Forza Bolivariana di Liberazione” trovato davanti all’ambasciata di Spagna dopo l’attentato).
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