Che barba!: finta, talebana o sindacale
«Se Osama Bin Laden fosse nascosto nelle giungle della Colombia invece che in Afghanistan, di chi chiederemmo l’aiuto per scovarlo? Delle special force degli Stati Uniti? Dell’esercito colombiano? Non credo proprio. Arruoleremmo, invece, il cartello della droga», scrive Thomas L. Friedman sul New York Times. Un editorialista “liberal” di un quotidiano “liberal” cerca con questi esempi di spiegare innanzitutto agli europei che l’America è in guerra. E che la guerra, anche quando è inevitabile e va fatta, resta sempre schifosa. Si possono governare i limiti di questa schifosità, ma non evitarla. *** «Per decisione tutta italiana si mette a rischio una cooperazione internazionale sempre più urgente al cospetto di forme di criminalità che richiedono un altissimo senso di responsabilità», dice Elena Paciotti all’Unità che teme che le “indagini” contro Bin Laden siano condotte con poco ardore. Un po’ — per esempio — come si fece con le rogatorie su Chicchi Pacini Battaglia. L’ex pm non riesce a capire che contro Bin Laden c’è una “guerra” (vedi Friedman) e accostare la discussione sulle rogatorie agli atti di forza necessari per colpire il terrorismo è possibile solo per enormi limiti culturali o per una spregevole speculazione politica. *** «Il fondamentalismo islamico è stato invece rievocato quasi prodotto dall’Occidente e dalle sue scelte politiche. Direttamente con l’uso del nazionalismo israeliano», così Liberazione riporta una frase di Lucio Magri. Massì, lo sappiamo. Sono stati quei Saggi di Sion con quei loro Protocolli. *** «I suoi parenti amici sono titolari di un impero economico. Da questi e su questi bisogna cominciare le indagini bancarie e finanziarie per trovare il patrimonio di Bin Laden», scrive Antonio Di Pietro su Panorama. Speriamo solo che con tutti quegli sceicchi fondamentalisti pieni di Mercedes, scarpe e scatole di scarpe, non finisca per cadere in tentazione. *** «Per questo chiedo ospitalità all’Unità, sperando che un franco confronto con l’opposizione possa servire a generare anche su questo piano un autentico spirito bipartisan», Nando Dalla Chiesa inizia così sull’Unità una “falsa” lettera di Silvio Berlusconi. «Leggere la prosa di Stalin è come accarezzare le setole di un porco», scriveva Trotskij. È la sensazione che proviamo leggendo un forcaiolo che fa lo spiritoso. *** «Rischiamo di rimanere schiacciati tra due diverse barbarie», dice Giulietto Chiesa a Liberazione, riferendosi ad americani e talebani; un modo come un altro per evitare il dilemma dello scontro tra civiltà. *** «La parola guerra non dobbiamo nemmeno pronunciarla», dice Armando Cossutta alla Stampa. Ma lui non è mica don Luigi Ciotti, qualche accenno alla Guerra di Liberazione, alla Grande guerra patriottica (quella russa), alla guerra della Terza Internazionale, Cossutta, se non ci ricordiamo male, nella sua lunga esperienza politica, l’ha fatto. *** «Perché, tra tutti quelli che ci sono, ogni giorno Violante attacca me? Forse se mi taglio la barba non mi riconosce e cambia bersaglio», dice Sergio Cofferati all’Unità. Quando ti attacca Violante hai sempre la sensazione che subito dopo ti arresterà anche. E ti viene voglia di clandestinità. Comprendiamo lo stato d’animo di Cofferati.
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