CHE COS’è IL CRISTIANESIMO?

Di Tempi
24 Febbraio 2005
UN TESTO DEL 1978 DI DON GIUSSANI ANCORA ATTUALE PER CREDENTI E ATEI

Chiesa Valmalenco, Valtellina, 31 agosto 1978, sotto i ghiacciai del Disgrazia, del Bernina e dello Scalino, un piccolo gruppo di giovani discute con un prete. Il prete è don Luigi Giussani e i giovani sono gli universitari di Comunione e liberazione. L’assemblea ha per tema “La situazione e la vita del movimento”. La conversazione scivola via tranquilla. Tra la testimonianza devota e la domanda di chiarimenti di carattere religioso. A un certo punto la svolta. Repentina. Con un don Giussani scatenato nel rintuzzare ogni intervento che non risponda a una semplice, elementare, precisa domanda: «Che cos’è il cristianesimo?». è un documento formidabile il testo di quella conversazione che oggi strilla in copertina e pubblica nel suo ultimo numero il mensile di Cl Tracce. Formidabile, sì. Sia per gli anni a cui risale (quelli di piombo i cui fantasmi ritornano e, purtroppo, tornano a dividere invece che a pacificare la memoria dopo le rivelazioni sul caso Primavalle, vedi qui a pag 30) sia, soprattutto, per il suo contentuto, niente affatto scontato e datato.
è la questione di cosa sia il cristianesimo ieri, adesso, domani. Di cosa siano le sue radici, la sua eredità e la sua possibilità di incidenza storica nel mondo attuale. è un testo che propone un quesito assolutamente elementare. Ma partire dal quale forse farebbero bene a confrontarsi anzitutto coloro i quali credono già di sapere cosa sia la fede, la moralità e una civiltà cristiana. Ed è così sorprendentemente aperta e originale (forse anche per gli stessi ciellini) questa discussione avvenuta sulle montagne quasi trent’anni fa, che pensiamo non ci sia ateo o agnostico che non possa trarre da essa utili spunti di riflessione e di dialogo. D’altra parte è proprio l’urgenza di Giussani: «Che cos’è il cristianesimo? Dobbiamo trovare una risposta che, anche se io fossi ateo, varrebbe anche per me. Non la riconoscerei, ma dovrebbe valere anche per me. è drammatico il porla questa domanda perché è come data per scontata».

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