Che film ha visto la Aspesi?

Di Respinti Marco
22 Dicembre 2005

overetta Natalia Aspesi. Vaneggia di strani rapporti di C. S. Lewis con la masturbazione e per recensire – il 16 dicembre – “Il leone, la strega e l’armadio” (il film tratto dall’omonimo libro dello scrittore irlandese) si abbandona a giochi di mano che con la penna hanno ben poco a che fare. Ma tant’è, il giornalismo della Repubblica è fatto così. Inanella, la Aspesi, un Previti, i teocon, le crociate, Pera, Ruini, razzismo, Mel Gibson, ritorno di «valori antichi e minacciosi» e. e si dimentica il film. Non so bene, infatti, che film abbia visto la Aspesi, ma certo non quello che ho visto io. Santa Claus non dice cose tipo che a Narnia c’è «l’inverno eterno anche se non viene mai il Natale». A parte la sintassi (e la logica) zoppicante, il film dice il contrario. Che il dominio dell’inverno sta per essere spezzato da un grande ritorno: per questo si tornerà finalmente a celebrare ancora il Natale.
Ora: si tratta del ritorno del re dei re (un leone, Aslan), il quale viene tradito, poi confessa e assolve il traditore pentito, sceglie di versare il proprio sangue per riscattare quello del “figlio di Adamo” ex traditore affinché questo sacrificio finale ricomprenda e risolva ogni altro sacrificio, si apparta di notte consolato da due donne fedeli, sale scale lungo le quali gli sputano in faccia, gli deturpano il corpo, ne deridono la regalità e lo salutano pubblicamente come re millantatore. Lui, mite, si lascia fare tutto e alla fine lo ammazzano. Giace morto vegliato dalle due poverelle che vorrebbero curarlo, ma una dice all’altra “è troppo tardi”. Poi il re risorge nella luce e nel farlo manda in frantumi l’altare dei vecchi sacrifici, spiega il senso vero di scritture male interpretate da chi lo ha ucciso per sete di potere assoluto e corre a ispirare la battaglia decisiva dove un “Peter” riscatta tutte le proprie meschinità portando il nome di Aslan alla vittoria. Più tardi, mentre tutti festeggiano, Aslan se ne va. Un po’ lo si vede e un po’ no. Tornerà: quando vorrà lui, ma tornerà. Nel frattempo, i protagonisti, che sono dei bambini, crescono, divengono adulti. La Aspesi dice che “forse” Aslan è Cristo (come “forse”?), ma che comunque chi non fosse stato debitamente catechizzato dagli amici di Bush, Blair e Berlusconi non se ne accorgerà mai. E preferisce parlare di sesso represso e sado-maso, bottiglie di alcolici e – censura – varie. Paura e incapacità di misurarsi seriamente con certe questioni, con certi autori, con certi temi, e allora giù di bile, livore e coliti?
Marco Respinti

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