Chi comanda al Mipaf? Ambrosio?
I trattori di Ghigo stanno distruggendo i campi di mais transgenico nel cuneese. Piccolo particolare: ciò che oggi (luglio 2003) viene dichiarato fuori legge, domani (settembre 2003) sarà perfettamente in regola con le normative Ue. Dunque, dove sta il buon senso in questa furia iconoclasta che si sta abbattendo sui campi e sull’immaginario collettivo degli italiani? Da nessuna parte. Fare un giro al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (Mipaf) per credere. Sono parole sussurrate. «Il parere tecnico, diciamo così, non è più apprezzato», ci dice un funzionario che è al Mipaf da più di vent’anni. «Pecoraro Scanio e Alemanno sono due facce di uno stesso programma. Quello che ha commissariato gli enti, abolito gli organismi elettivi e quelli tecnici, introdotto una gestione diretta attraverso commissari e una politica di decreti». Centro operativo di questo dirigismo politico è il Dipartimento della Qualità dei Prodotti Alimentari e dei Servizi del Mipaf, il cui direttore è il temutissimo Giuseppe Ambrosio, già direttore generale della Pesca e dell’Acquacoltura, responsabile della Repressione Frodi e alle Politiche Agricole e Agroindustriali, Commissario Straordinario del governo per la Bse. Ambrosio è un’istituzione del Mipaf dal 1989, ma è solo dai tempi di Pecoraro Scanio, dicono a Roma, che «Ambrosio decide tutto» e «adesso è diventato la persona più potente dopo il ministro». D’altronde Ambrosio ha un grande talento: «è una persona che sa come mettere, canalizzare e far fruttare i fondi in bilancio». Che significa “far fruttare”? «Vedi alla voce “rintracciabilità”» ti sussurrano al Ministero. A che serve la campagna, bella e impossibile, dell’“Ogm tolleranza zero”? Per creare un problema che non c’è, ma per il quale è stata realizzata una risposta che c’è e che si chiama “filiera della rintracciabilità”, ovvero l’esercito di “ghostbusters delle sementi” incaricati dal Mipaf di controllare i prodotti e fare in modo che non uno 0,1 di Ogm possa entrare nelle coltivazioni. Un programma da fantascienza, per un esercito di controllori. Il costo sostenuto dallo Stato attraverso il Mipaf per questa filiera? Qualcosa come 100 miliardi di vecchie lire. E cosa unisce il destro-sociale Alemanno al suo predecessore verde-mare? La difesa del pomodoro di Pachino, certo. E il vertice di Cancun, dove Pecoraro organizzerà un incontro tra Alemanno e i no global italiani «in nome del no agli Ogm». E forse, come informa la vox populi romana, il fatto che «Lo sanno anche i sassi che nel Lazio la destra sociale e i Verdi, con la costellazione di associazioni che gravitano attorno a loro, hanno sancito un patto di collaborazione”. L’opposizione tace, meglio non aprire quella porta Mipaf. Si potrebbero affacciare domande molto biologiche.
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