Chi metterà l’Unione alla Farnesina?
Quale sarà la politica estera dell’Unione? Come non sia facile rispondere a questa domanda è stato già detto. La questione non è secondaria e riguarda la nostra vita concreta di tutti i giorni. Terrorismo, sicurezza, competizione, commercio, ricerca e tutela dell’ambiente dipendono sempre di più da quanto succede oltre i nostri confini. Le diverse anime della coalizione proprio su questo divergono maggiormente. Consideriamo ad esempio il Medio Oriente. Se anche Ferrando non fosse candidato, il centro-sinistra al proprio interno presenterà Caruso e Ali Rashid. Tutto qui? Massimo D’Alema non perde occasione per attaccare gli israeliani «responsabili di atrocità». Giuliano Amato denuncia «la lobby ebraica» che influenzerebbe, a suo dire, l’amministrazione Bush su posizioni «estreme». Lamberto Dini, da anni sponsor dell’Iran, oggi partecipa alla festa d’ambasciata nonostante il nucleare e il negazionismo degli ayatollah. D’altra parte Piero Fassino ha fatto compiere passi avanti ai Ds e Francesco Rutelli ritiene si debba seguire la strada tracciata da Silvio Berlusconi nei rapporti con Israele. Vi sarà infine l’apporto della Rosa nel Pugno. Ciononostante, è legittimo il timore che votare Unione voglia dire ritrovarsi D’Alema agli Esteri.
Se la Cdl vincesse alla Farnesina resterebbe Gianfranco Fini. Bene, vi sia altrettanta chiarezza a sinistra. Chi occuperà quella poltrona in un eventuale governo Prodi? Meno ambiguità aiuterà a scegliere, creerà forse degli scontenti, ma rafforzerà la coalizione.
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