Chiedendo uno “Stato ebraico” Washington zittisce chi odia Israele
La visita in Medio Oriente di George W. Bush ci racconta quanto sia cambiato il conflitto arabo-israeliano e quanto sia percepito oggi in modo differente. La richiesta del presidente americano di una «fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi» non è una novità. Da anni viene individuata come un possibile determinante contributo per la conquista della pace. La novità, oggi, è un’altra, e sta in quel passaggio del discorso di Bush in cui il presidente chiede due Stati, uno palestinese e uno “ebraico”. In realtà questa era la soluzione proposta sessant’anni fa dalle Nazioni Unite, accettata dai dirigenti sionisti ma mai digerita dalle leadership arabe e musulmane. All’epoca il rifiuto iniziale fu presentato in modo chiaro e onesto come un rifiuto radicale della presenza ebraica in quanto tale in Medio Oriente: gli ebrei sarebbero stati accettati solo come individui sottomessi alla dhimmitudine, ma uno Stato ebraico autonomo e indipendente non avrebbe mai trovato spazio nella terra dell’islam. Poi, dopo la vittoria israeliana del 1967 – con la conquista della parte est di Gerusalemme e della Israele biblica – la retorica antisraeliana è cambiata. Il mondo arabo era entrato nella zona di influenza sovietica e il conflitto non veniva più presentato nel suo aspetto religioso, ma veniva raccontato a partire dalla conseguente “occupazione dei territori palestinesi” del ’67. Per l’opinione pubblica occidentale in questi quarant’anni è sembrato che il problema fosse tutto lì, negli israeliani a Hebron, Nablus, Gaza. È questa lettura che ha portato agli accordi di Oslo e al tentativo di pace del 2000, con la disponibilità israeliana a ritirarsi dai territori conquistati e il successivo ritiro da Gaza pochi anni dopo. Ma il rifiuto di Yasser Arafat, la seconda Intifada e la retorica antisraeliana di oggi mostrano che siamo tornati all’origine. Non è un caso che i movimenti anti-israeliani in Occidente non chiedano più il ritiro dai “territori palestinesi”, ma invochino la fine di Israele, tramite la sua trasformazione da “Stato ebraico” a Stato binazionale.
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