Chissà se un giorno anche la nostra sinistra s’accorgerà che “Bush è meglio di Chávez”

Di Tempi
29 Marzo 2007

U na cinquantina di relitti fonico-visivi che in un paese normale non dovrebbero fare nemmeno mezza notizia, ma solo un fermo di polizia per aggressione alla seconda carica dello Stato, ci ricorda in che paese viviamo. Viviamo in Italia, paese in cui – specialmente in università e nella scuola pubblica – non è normale la democrazia. Mentre è normale che una minoranza di analfabeti, se “de sinistra”, possa essere intollerante e violenta. Succede così grazie all’alibi di quattro slogan messi in croce. Grazie all’ignavia delle autorità. Grazie al cortocircuito mediatico. E grazie alla stupidità di padri che si sono accoppiati, scoppiati e magari sono diventati vecchi professori che reggono il moccolo analfabeta (perché altro non hanno da comunicare se non il proprio personale malvissuto).
La cornice in cui opera questo estremismo antipopolare è stata ben descritta da un famoso scrittore, Mario Vargas Llosa, che purtroppo è a rischio Nobel come un qualsiasi signor Fo. Descrivendo la battaglia interna in corso nella sinistra latinoamericana, la battaglia tra utopisti violenti e riformisti realisti, «tra la sinistra carnivora degli Chávez e quella vegetariana di Lula», Llosa ci ha rammentato che «quando Reagan arrivò, il 90 per cento dei latinoamericani viveva sotto dittatura; quando lasciò, eravamo al dieci». Ronald Reagan fu per la sinistra degli anni Ottanta, l’analoga bestia nera che è G. W. Bush per quella attuale. Ora, che gli autonomi di oggi siano l’analogo degli autonomi di ieri, poco importa. Importa che gli uni e gli altri sono parte di quella stessa grande famiglia che ha fatto dell’antiamericanismo il migliore viatico per marcire la vita nella regressione isterica e marciare da gregari al fianco delle peggiori dittature del mondo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.