CHRISTIAN UNIVERSITY
Negli Stati Uniti la tipica immagine del cristiano evangelico è quella di un giovane bianco, appartenente alla middle class, anti-intellettuale, ingenuo, patriottico e filo-Bush che frequenta un Christian college, studia ingegneria, ascolta il soft-rock cristiano sulle radio cristiane, è impegnato nelle campagne a favore della vita, combatte contro i diritti dei gay, non beve, non fuma, non bestemmia e si astiene dal sesso. Quest’immagine, tuttavia, sta diventando sempre più rapidamente un falso stereotipo.
Tre anni fa, un gruppo di evangelici diplomatisi nelle università della Ivy League (Harvard, Princeton, Yale, Stanford, Brown, etc.) ha fondato la Christian Union, un’organizzazione impegnata a «riconsegnare a Cristo i college della Ivy League». Da allora, la presenza di studenti evangelici nelle più prestigiose università del paese ha continuato ad aumentare. Ora la cosa ha destato l’attenzione del New York Times, che recentemente vi ha dedicato alcuni articoli di una serie sulla presenza di “classi” nell’America di oggi.
Questo sviluppo si accorda certamente con la crescente potenza politica del cristianesimo evangelico negli Stati Uniti. Si tratta di uno sviluppo davvero sorprendente se ripensiamo che il teologo Richard Niebuhr aveva definito il cristianesimo evangelico come la «religione dei diseredati». Fino a non molto tempo fa la religione delle classi economicamente e culturalmente potenti era il cristianesimo episcopale. Oggi, la Christian Union possiede e sovvenziona nuovi centri per gli studenti cristiani evangelici nelle università di Princeton, Cornell e Brown. Ed è soltanto l’inizio. Il mese scorso a Princeton si sono riuniti 450 studenti per il primo “Congresso Ivy League sulla fede e l’azione”. Il fondatore della Christian Union dichiara che gli sforzi dell’organizzazione sono ancora molto lontani dalla trasformazione radicale dell’élite intellettuale del mondo, ma che la ricerca e la promozione dei “missionari” per questo specifico scopo è già iniziata (alla Brown University, il più importante evento sociale del semestre autunnale è stata l’annuale “SexPowerGod dance”, sponsorizzata dal Gay Bisexual Transgender Queer Alliance, pubblicizzato nelle mense universitarie con manifesti di coppie di donne o uomini nudi).
POTENZA E DEBOLEZZA EVANGELICA
I cristiani evangelici riusciranno davvero a trasformare il clima intellettuale e culturale che domina nelle più importanti università del paese? Questo sviluppo dimostra la potenza e la debolezza del cristianesimo evangelico. La sua potenza deriva dalla capacità di incanalare le proprie risorse in programmi di testimonianza cristiana di una fede fondata saldamente sull’amore per Gesù Cristo. La sua debolezza sta invece nella moralistica riduzione delle conseguenze della fede. Il fondatore della Christian Union ha come proprio obiettivo quello di «arginare l’inondazione della immoralità». Il moralismo non è in grado di generare una nuova proposta culturale. Rimane sempre un atteggiamento difensivo, superficiale e del tutto dipendente dalla lotta politica per il potere. La fede, invece, produce una cultura quando è capace di indicare delle “ragioni” per le proprie convinzioni; ma il cristianesimo evangelico non ha alle proprie spalle nessuna tradizione di richiamo alla ragione.
Sfortunatamente, reagendo contro il “moralismo della sinistra” all’interno del cattolicesimo, molti cattolici stanno cominciando a pensare in modo sempre più simile agli evangelici con il loro “moralismo di destra”. Comunque, anche i teologi evangelici stanno iniziando a rendersene conto, forse a causa dell’influenza del crescente dialogo tra evangelici e cattolici. Le cose si faranno davvero interessanti quando questo promettente sviluppo comincerà ad essere avvertito nelle università dell’élite.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!