Ci hanno condannato alla legalizzazione forzata

È una gioiosa macchina da guerra. Gioiosa nell’entusiasmo da presa della Bastiglia, nel fremito da 25 aprile, nell’orgoglio d’avere liberato il paese dalla tirannide. Da guerra, nell’evidente marcia di okkupazione di ogni poltrona, sgabello, intercapedine di potere. I ministri del governo Prodi non riescono a contenere l’entusiasmo, nell’ansia di rifare l’Italia come nuova, e ogni giorno ne escogitano una. Ieri è Rosy Bindi (foto, a destra) che annuncia sul Corriere l’urgenza di dare riconoscimento anche pubblico alle coppie di fatto. Oggi è Livia Turco (foto) che, per non esser da meno e prendersi la sua parte di riflettori, promette la Ru486 negli ospedali, incurante del fatto che secondo le riviste scientifiche più autorevoli la mortalità da aborto chimico sia 10 volte più alta di quella da intervento chirurgico. Che importa? La Ru486 è “facile”, democratica, trendy. Oliviero Diliberto a “Porta a Porta” dice che bisogna rifare la legge 40, peraltro appena approvata dagli elettori con un referendum che ne ha bocciato la abrogazione. Fausto Bertinotti spiega al Papa che i pacs fanno bene alla famiglia, e che lui è un restauratore, e non capisce. È una gioiosa macchina per la zapaterizzazione dell’Italia, per una secolarizzazione forzata applicata a un paese dove almeno metà dell’elettorato non è affatto d’accordo, ma per ventitremila voti ha perso le elezioni – grazie anche, occorre ricordarlo, a quel congruo numero di cattolici che hanno votato Prodi, perché Berlusconi mandava cattivo odore.
Ora poi han mandato Saverio Borrelli a ripulire il calcio. Pare già di vederlo, con il suo aplomb da cavallerizzo in mano, mettere in riga quel brutto mondo di “masnadieri”, come in un’intervista ha già definito quelli del pallone. Antonio Di Pietro inneggia: «Un’onda di legalità nello sport italiano». Legalità, legalità, legalità, ripetevano ossessivi i manifesti dell’Italia dei valori. Le regole, i valori, la legge sono l’unico idolo di questi farisei abilissimi a radere al suolo, e mai a costruire.
“Legalizzato” a forza questo popolo, dove peraltro qualsiasi tabaccaio se appena può non ti dà lo scontrino, dove non esiste idraulico che rilasci volentieri fattura, dove latinamente e peccaminosamente si è finora comunque sopravvissuti; mentre qualcuno ammette che si stava meglio nella Prima Repubblica, e che la rivoluzione è fallita. Puri, “moderni”, laici vogliono farci diventare. Un’altra Italia, ma, temiamo, non migliore.

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