Per Ciampi chi critica l’euro non sa di cosa parla. Spesso, però, sa che cosa spende
´ «Io voglio seguire l’istinto e la perversione, non tornare a casa e trovare qualcuno che mi chiede cosa voglio per cena: “Caro, ti faccio la besciamella”», dice Paolo Poli al Corriere della Sera (27 dicembre).
Persone intelligenti e consapevoli come il vecchio attore toscano ce ne sono sempre meno. Ahimé, stanno sparendo i froci di una volta.
´ «Su ordine di Washington sono stati sostituiti i giudici, gli avvocati difensori sono stati uccisi e l’intero procedimento ricordava un linciaggio ben orchestrato», dice Tariq Alì sul Manifesto (31 dicembre).
Forse, persino Tariq Alì non crede che gli americani abbiano ordinato l’uccisione dei difensori. Per arrivare a convinzioni di questo tipo ci vuole almeno un Giulietto Chiesa.
´ «La coppia Serafini-Fassino proprio non ce la fa a declinare i termini “orientamento sessuale”», dice Aurelio Mancuso sul Riformista (26 dicembre).
La Serafini, che è più colta, ce la farebbe ma in coppia con Fassino si blocca.
´ «Una quantità gigantesca di denaro pubblico impegnato a fondo perduto per realizzare linee ferroviarie sostanzialmente inutili, totalmente antieconomiche e prive di qualsiasi utilità sociale», dice Piero Sansonetti su Liberazione (29 dicembre).
In epoca paleolitica Sansonetti si sarebbe sicuramente e provvidenzialmente opposto anche a quella schifezza dell’invenzione della ruota, causa di tanti mali per l’umanità.
´ «C’è questo virus ancora non debellato che è la ricerca della visibilità», dice Dario Franceschini all’Unità (28 dicembre).
Qualche passo, però, è stato fatto: l’ispiratore della norma, nella Finanziaria, sui reati contabili, è diventato assolutamente invisibile.
´ «Resterà la vergogna per l’occidente di un gesto sguaiato; di feroce e spregevole arroganza che ha rari precedenti nella storia», dice Piero Sansonetti su Liberazione (31 dicembre).
Comprendiamo che la difesa della memoria di un uomo come Saddam Hussein che ha fatto tanto per la causa del socialismo nel mondo arabo, richieda una certa asprezza di linguaggio. Però quanto a infamie, basta rivolgersi a pochi chilometri dall’Italia, alla Libia dove Gheddafi vuole l’esecuzione di cinque infermiere bulgare condannate per la credibilissima imputazione di avere iniettato volontariamente sangue infetto dall’Aids in alcuni bambini libici.
´ «Chi critica l’euro oggi, non sa di che cosa parla», dice Carlo Azeglio Ciampi a Repubblica (30 dicembre).
Spesso, però, sa che cosa spende.
´ «Non credevamo che sarebbe stata applicata la pena di morte, un tipo di condanna assolutamente estranea alla cultura e al diritto europei», dice Javier Saavedra Fernandez al Manifesto (3 gennaio).
Perché nessuno ha detto al Fernandez che l’Iraq non è in Europa?
´ «Sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie», dice Nicola Rossi al Corriere della Sera (3 gennaio).
E già non erano tante.
´ «È un ingegnere: cerca soluzioni molto semplici anche per problemi complessi», dice Karin Sadjadjour al Corriere della Sera, riferendosi a Mahmoud Ahmadinejad ( 28 dicembre).
E che cosa c’è di più semplice di una bombetta atomica sulla complessa esistenza di Israele?
´ «Il centrodestra in cinque anni di governo ha devastato il paese, lasciando dietro di sé un baratro finanziario, legislativo e morale», dice Eugenio Scalfari sulla Repubblica (27 dicembre).
Al centrosinistra per compiere le sue devastazioni sono bastati cinque mesi.
´ «Di recente ho scoperto aspetti della vita sessuale di Einstein che non avrei mai immaginato», dice Luciano Ligabue alla Stampa (29 dicembre).
E di quel teorema di fisica nucleare di Cicciolina, non gli hanno detto niente?
´ «Siamo una coalizione “flessibile”», dice Romano Prodi alla Repubblica (29 dicembre).
Sì, come un boa constrictor.
´ «Capacità di contagiare l’ambiente di virus visuali benigni», dice Roberto Silvestri sul Manifesto riferendosi al festival del cinema di Torino (1 gennaio).
Virus benigni contro virus moretti: continua la sfida.
´ «Finché il paziente è compos sui sta a lui decidere se rifiutare il trattamento o meno», dice Giuliano Amato al Corriere della Sera (5 gennaio).
Secondo Amato il governo non è in stato terminale. Eppure se non un dottor Riccio, almeno un dottor Marini pare aggirarsi nervosamente dalle parti di Palazzo Chigi.
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