Cinquant’anni di nuova luce
Sulla collina Recanati domina e abbraccia con la benedizione del Poeta. Nella piana sottostante, florida di insediamenti industriali, si eleva il disegno spiccatamente hi-tech dell’impresa iGuzzini, nome che sta ad indicare un’esperienza di realtà leader nel settore della luce, sia per le soluzioni a beneficio di interni sia per gli scenari esterni, cioè quegli spazi aperti che gradiscono assai l’incontro ravvicinato con il magico mondo dell’illuminazione. «Vivere la quotidianità nel paragone continuo con il tema della luce è come aprirsi sempre a una novità. Ciò stimola, sollecita, mette in discussione la nostra creatività, che, in quanto italiani, ci viene naturalmente riconosciuta».
Adolfo Guzzini è presidente e Ceo di iGuzzini illuminazione. L’uomo è semplice come solo sanno esserlo certi nostri imprenditori. Per ciò che ha costruito potrebbe permettersi di stare molto spesso sotto la luce dei riflettori (invenzioni che tra l’altro gli sono congegnali) invece continua a correre di qui e di là per il mondo. Adesso è appena tornato dalla Cina, un universo dalle straordinarie opportunità che vede impegnato il gruppo con un progetto strategico di notevoli proporzioni, proprio a partire dalla centralità dell’argomento “cultura della luce”. Ecco perché la filiale cinese ha promosso a Shanghai a fine giugno una sessione di lavoro aperta ad architetti e progettisti con l’autorevole presenza del designer italiano Piero Castiglioni. D’altronde iGuzzini, proprio perché ha costruito nel tempo l’eccellenza della propria offerta, ha nel dna una spiccata vocazione a guardare con decisione fuori dei confini. Infatti la voce estero raggiunge quasi il 70 per cento del fatturato consolidato che nel 2006 è stato di 191,3 milioni di euro. «Da buon imprenditore devo provare a trasmettere curiosità, entusiasmo, organizzazione all’interno dell’azienda. Anche perché il compito che ci siamo affidati non è di quelli banali, da prendere sottogamba. Dire come diciamo che la missione di iGuzzini è migliorare la qualità della luce e quindi la qualità della vita delle persone significa ritrovare tutti i giorni le giuste motivazioni per agire sempre al meglio delle nostre possibilità».
Il signor Adolfo ha il chiodo fisso della competizione, non così per dire visto che la parola funziona, ma perché è convinto che un’impresa è destinata a soccombere se non riesce a misurarsi con successo su quel terreno, sicuramente insidioso, «che però se frequentato con il gusto dell’innovazione riesce a fornire risultati eclatanti». Gli importanti investimenti in ricerca e sviluppo hanno permesso di reggere l’urto con i colossi internazionali «e se il made in Italy del settore illuminazione gode di un diffuso prestigioso lo si deve alla svolta portata avanti nell’azienda nella direzione di una proposta affascinante e concreta tesa a risolvere la decisiva questione della complessità del vivere e dell’abitare», chiarisce. Anche in termini concettuali ne è passata di acqua sotto i ponti da quando questo accogliente territorio marchigiano vedeva nascere, nel ’58, una piccola impresa per molti versi di stampo artigianale che produceva lampade e lampadari. Si chiamava Harvey creazioni. «Harvey è il nome del celebre coniglio, quasi un angelo custode, quindi un po’ una luce, che tiene compagnia a James Stewart in un celeberrimo film dei primi anni Cinquanta, una di quelle commedie costruite con garbo e piene di buoni sentimenti che solo il cinema hollywoodiano riusciva a confezionare».
Adolfo è entrato nella piccola realtà gestita dai fratelli maggiori poco tempo dopo il diploma. «Ho capito subito che l’Università non rientrava tra i miei interessi primari. Ero ragioniere, volevo lavorare. Andai con i miei fratelli. I numeri e i conti mi piacevano, però ho sempre avuto la tentazione di pensare a cose nuove che fossero realizzabili e magari redditizie». Allora l’azienda produceva apparecchi di illuminazione basati sulla plastica. Con la crisi petrolifera del 1973 il prezzo della plastica lievitò assai. Il signor Adolfo propose di abbandonare il settore dei complementi e dell’illuminazione di arredo per puntare alla produzione di apparecchi di illuminotecnica. Quello fu il primo passaggio chiave. Ne seguirono altri. Che aprirono nuovi orizzonti. E che favorirono l’incontro con architetti e designer di fama mondiale. Harvey diventa iGuzzini illuminazione e assume via via la dimensione di laboratorio culturale di assoluta vivacità e originalità. Il messaggio è che la luce non è solo un qualcosa che si limita a illuminare, è molto di più. «Lo dico con chiarezza in tutti i luoghi dove mi chiamano a parlare. La luce definisce, suggerisce, spiega, comunica, emoziona. Guardi che non sono astrattezze ma sono parole che stanno a indicare tutto il senso di un linguaggio globale. L’aspetto magnifico è che si tratta di un linguaggio che riguarda ciascuno di noi, il nostro benessere, il nostro stile di vita». E che non può prescindere dall’educazione a un uso consapevole della luce. «La valorizzazione e l’illuminazione delle nostre città e dei beni culturali, espressione di un pensiero architettonico coraggioso e confortevole, rappresentano una sfida di grande suggestione, uno step epocale, un percorso armonioso in piena sintonia con l’ambiente naturale».
iGuzzini che illumina il mondo però non dimentica le proprie radici, il proprio distretto. Quella terra è la sua terra. Quei giovani sono i suoi giovani che un domani potrebbero entrare in azienda. Ed è così che da alcuni anni iGuzzini collabora con le scuole del proprio territorio organizzando incontri sul tema della luce. Dice Adolfo Guzzini: «Mi fa piacere ricordare il lavoro che stiamo facendo con alcuni istituti professionali della zona. I ragazzi sono molti colpiti dal livello delle esperienze proposte. Facciamo cultura dell’illuminazione attraverso la passione che comunicano i designer che da anni collaborano con noi. E durante le lezioni non è certo raro ricevere stimoli e spunti anche originali dagli studenti. Naturalmente ci auguriamo che qualcuno di questi giovani terminato il ciclo scolastico possa prendere parte alla nostra avventura…». Un’avventura che esce dai confini marchigiani per coinvolgere anche diverse e assai prestigiose università nazionali e internazionali: la Harvard University, il Mit di Boston, La Sapienza di Roma, il Politecnico di Milano, per citarne qualcuna. Recanati, la luce, la luna, Leopardi e poi…«E poi se non ci fosse la luce non ci sarebbe questo mondo!». Che potrebbe rimandare all’Harvey di hollywoodiana e recanatese memoria? Stavolta Adolfo Guzzini non risponde e sorride.
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