Cinque dollari. È questo, a Bangkok, il prezzo di chi non conosce il proprio valore
Una sera di pioggia in una trattoria milanese un amico racconta di un suo viaggio a Bangkok, anni fa. Nelle acque del porto i ragazzini di dieci anni nuotavano verso le imbarcazioni dei turisti, si arrampicavano a bordo, bellissimi con i loro obliqui occhi neri e il sorriso sui denti candidi.
Gli stranieri credono che vogliano una monetina: ma i bambini sono venuti a lavorare. Senza smettere il sorriso balbettano nel loro inglese elementare: «Do you want to fuck me?». Il turista italiano capisce, ma resta ammutolito. Quelli credono che l’invito non sia chiaro, e ridendo si voltano, e mimano il gesto. «Do you want to fuck me?». Ora l’italiano scuote la testa sgomento, no, no, non gli interessa. Allora si fa avanti, dal gruppetto, una femmina della stessa età: lo straniero preferisce forse le bambine? Sconvolto, quello tira fuori dalle tasche tutti i soldi che ha, forse cento dollari, e li distribuisce ai ragazzini come gli scottassero in tasca, più per liberarsi da quell’incubo che per una impotente carità. I ragazzini lo guardano stupefatti, esitanti: questo ci riempie di soldi, per niente?
Di fronte al porto si alzano i sontuosi grattacieli dei grandi alberghi, dove ascensori esterni portano senza sguardi indiscreti alle suite del trentesimo piano i clienti più danarosi. Su quegli ascensori i bambini del porto sono abituati a salire, e a bere coca cola dal frigobar, i piedi nudi sulla morbida moquette, nei brevi preliminari della prestazione promessa. I lussuosi alberghi occidentali altari del commercio dei bambini di Bangkok.
L’amico in trattoria in questa sera di pioggia dice che quello sgomento, tanti anni dopo, gli si risveglia nel guardare sua nipote di sei anni, e i suoi occhi. Una bambina, come bambini erano quelli là del porto. Ma nei loro occhi ridenti, ricorda ancora sbalordito, una totale mancanza di coscienza di ciò che facevano; un’innocenza cieca, quasi animale, del tutto inconsapevole di sé, dell’umiliazione del vendersi, del male.
Il racconto ammutolisce gli amici al tavolo. Cos’è l’uomo se viene al mondo e nessuno lo educa e lo ama, se nessuno gli dice cos’è, a immagine di chi è stato fatto, e quanto vale? Le parole di Cristo – «Anche i capelli del vostro capo sono contati», «voi valete più di molti passeri» – ti risuonano in mente e capisci quale rivoluzione abbia fatto irruzione nella storia, con quell’uomo. Una rivoluzione che ormai, duemila anni dopo, si dà quasi per scontata. Ci crediamo “naturalmente” civili, educati, buoni – dunque, non bisognosi di niente. I bambini di Bangkok che ridono offrendosi ai turisti («Do you want to fuck me?») dicono cos’è un uomo, se nessuno se ne cura. Immagini di Dio ignare e annientate, in vendita per cinque dollari per lo svago dei turisti occidentali.
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