Clintoniani un po’ ilari (e un po’ Hillary)

Di Lorenzo Albacete
20 Novembre 2003
Sull’attentato a Nassiriya, mi dispiace dirlo, tutti gli organi di informazione statunitensi hanno diligentemente seguito le notizie per un paio di giorni

Sull’attentato a Nassiriya, mi dispiace dirlo, tutti gli organi di informazione statunitensi hanno diligentemente seguito le notizie per un paio di giorni; dopodiché è calato un silenzio pressoché totale. In ogni servizio, si ricordava al popolo americano che l’Italia è un alleato degli Stati Uniti nella “operazione Iraqi Freedom”, ma che un grande numero di italiani si oppone alla decisione del governo di sostenere l’invasione americana. Per una strana coincidenza, l’attentato è avvenuto nello stesso momento in cui l’influente rivista letteraria, culturale e politica The New Yorker ha pubblicato un lungo articolo su Silvio Berlusconi e sul suo appoggio alle iniziative del presidente Bush, non solo in politica estera ma anche in politica interna e in economia. Questo articolo dà un giudizio molto negativo sulle politiche di Berlusconi, raffigurando il primo ministro italiano in un modo che lo avvicina, più ancora che allo stereotipo americano di un “don” italiano, ad una figura di secondo piano, ad un buffone più che ad un autentico leader (anche i numerosi avversari italiani di Berlusconi citati nell’articolo sembrano avvalorare questa immagine). Il New Yorker, tuttavia, è una rivista influente soltanto all’interno dei circoli letterari e artistici liberal di New York, e la gran parte del popolo americano se ne infischia di tutto ciò che dice. Quasi tutti gli americani amano l’Italia e gli italiani, e molti considerano come una sorta di singolare aberrazione (se ancora se ne ricordano!) il fatto che l’Italia, durante la seconda guerra mondiale, fosse schierata dalla parte del nemico. La decisione italiana di appoggiare la guerra americana in Irak è stata accolta con piacere dalla grande maggioranza degli americani, che sono ben disposti a escludere l’Italia dai risentimenti anti-europei che si sono manifestati fin dall’inizio del conflitto irakeno. Le vittime americane degli attentati terroristici in Irak non sembrano avere ancora intaccato in modo significativo il sostegno del popolo americano alla guerra, sebbene segnali sempre più numerosi lascino intendere che esse potrebbero diventare un problema per i piani di rielezione del presidente Bush. Lo spettacolo offerto da coloro che si battono per diventare il candidato presidenziale del partito democratico continua a svolgersi in un apparentemente infinito numero di dibattiti on the road, con il solo risultato di indebolire il sostegno ad ogni candidato e far aumentare il desiderio di una candidatura di Hillary Clinton, che toglierebbe di mezzo tutti gli altri. Se volesse, Hillary potrebbe diventare il candidato del partito democratico e galvanizzare tutti coloro che si oppongono alla guerra; ma, non c’è dubbio, i repubblicani ricorderebbero al popolo americano gli avvertimenti di suo marito riguardo ai pericoli rappresentati da un Irak in fase di riarmo, così come il sostegno che lei stessa ha dato alla risoluzione congressuale che approvava i piani militari del presidente.

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