Cofferati, ricordi la “Baronessa rossa”?
Non è solo il Partito laburista a piangere la “baronessa rossa”, la più famosa politica britannica prima di Margaret Thatcher, a cui aveva aperto la strada e con cui aveva sorprendenti affinità. Entrambe fortemente influenzate dai padri, erano cresciute in famiglie a tradizione religiosa non conformista ed erano andate a Oxford. Entrambe usavano la loro femminilità come arma, curavano molto l’aspetto esteriore e la loro carriera è stata segnata dai sindacati, sia pur in modo diverso. Entrambe avevano dei mariti obbedienti e fedeli come i cani che prediligevano, gli Spaniel. Morta all’età di 91 anni Barbara Castle, rossa di cuore come di capelli, divenne presto «la donna che i conservatori amano odiare»; parlamentare dal ‘44 al ‘79, europarlamentare e presidente del gruppo laburista dal ‘79 all’‘89, si ritirò da Strasburgo a 79 anni accettando un posto nella Camera dei Lord ed è stata attiva fino a pochi mesi fa. Quando la Thatcher venne eletta leader dell’allora opposizione, Barbara se ne rallegrò dichiarando: «È ovvio che è l’uomo più in gamba tra tutti loro». Più volte membro del governo è famosa per i tre posti ministeriali occupati con grinta e volontà ferrea: Trasporti, Lavoro e Sanità. Ai trasporti prima suscitò ilarità perché donna e senza patente, poi furia perché introdusse le norme “liberticide” che solo 25 anni dopo l’Europa avrebbe accettato. A questa socialista libertaria si devono le cinture di sicurezza e il breathalyzer, l’alcol-test che hanno dimezzato i decessi al volante e gli assegni familiari pagati alla madre, anche senza impiego, e non al padre, che non li spenderebbe per i figli. Famosa è la sua vittoria per l’installazione di servizi igienici femminili in Parlamento. La resistenza maschile superpartitica era stata così forte e protratta che le colleghe grate battezzarono il gabinetto “Barbara ‘s Castle” (il castello di Barbara). Ma la più famosa delle sue battaglie è quella purtroppo persa, basata sul “white paper” dal titolo “Al posto del conflitto” che causò controversie a destra e sinistra e per un ventennio divise il partito laburista. Se accettata, la sua proposta datata ‘68 contro gli scioperi a gatto selvaggio, per regolamentare i rapporti tra sindacati, datori di lavoro e scioperanti, avrebbe evitato l’anarchia dell’“inverno dello Scontento” dieci anni dopo che portò alla primavera vittoriosa di Thatcher e al thatcherismo durato 18 lunghi anni. E che molte laburiste considerano ancora al potere.
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