Coi bonzi mettici colore, non dolore

Di Berlicche
04 Ottobre 2007

Mio caro Malacoda, informazione e preoccupazione. E molta, molta solidarietà colorata. L’atteggiamento dei tuoi assistiti italiani nei confronti della “rivoluzione zafferano” birmana mi sembra perfetto: grande copertura mediatica (i monaci a piedi nudi e veste arancione fanno molto colore in pagina), e poi cravatte rosse, camice rosse, nastrini rossi sui campi da calcio in segno di solidarietà. Manifestazioni, ma non troppe e non in troppi. Come quella in Campidoglio, a Roma, di giovedì scorso, finita al coperto, ché la solidarietà e il numero dei partecipanti non erano a prova di pioggia. Ricordano un po’ quelle, sempre italiane, a favore di Solidarnosc, insorta pacificamente nella Polonia di Jaruzelsky: sparute fiaccolate di cattolici oranti e ignorati dal resto della città, mentre la stampa pubblicava l’incomprensibile foto di file di operai davanti a un sacerdote, il primo della fila inginocchiato, gli altri in attesa di confessarsi prima di entrare nei cantieri occupati di Danzica. Con i monaci i denti sono un po’ meno stretti, si tratta pur sempre di mistica orientale, ma l’ammissione del ruolo positivo della religione per l’avvento della democrazia non è delle più entusiaste. Ed è un bene, per noi, che sia così. Presto gli occidentali lasceranno i monaci ai loro monasteri, i cinquemila che sono finiti in galera usciranno quando il regime deciderà di farli uscire, Amnesty si curerà di loro nei suoi rapporti chiamando aguzzini i loro carcerieri e rivendicando il loro diritto alla libertà e inserendo il dossier nella stessa cartellina in cui si trova quello sul diritto di aborto. La dimenticanza prenderà prima o poi il posto di questa solidarietà con molto colore ma senza dolore, di questa compassione senza passione, di questo interesse disinteressato al destino di quegli uomini e di quel popolo.
La colpa, intanto e in attesa di una pretesto per individuare precise responsabilità di George W. Bush, puoi farla ricadere sui cattolici, e vedo che hai già lodevolmente iniziato a farlo: di quello che centinaia di milioni di persone del libero Occidente non hanno il tempo e la voglia di fare dovrebbero invece farsi carico i seicentomila cattolici birmani. Le pressioni sul regime di Rangoon che nessun paese libero (con l’eccezione del solito Bush, ma presto troveremo il modo di ritorcergliela contro) ha la forza e il coraggio di esercitare dovrebbero venire dai più poveri e discriminati abitanti di quel paese. Non vogliono scendere in piazza? Fanno schifo! È questo il modo di ragionare che mi piace. Stabilito un postulato, “i cattolici fanno schifo!”, si va alla ricerca delle occasioni utili per poterlo ribadire. Scendono in piazza a favore della vita? Fanno schifo. Non scendono in piazza per salvarsi la vita? Fanno schifo. Scendono in piazza per la famiglia? Fanno schifo. Non scendono in piazza perché tengono famiglia? Fanno schifo. Dopo secoli in cui si erano illusi di aver convinto l’umanità che la ragionevolezza consiste nel sottomettere la ragione all’esperienza, stiamo riuscendo a sottomettere l’esperienza ai ragionamenti (se poi li chiami princìpi o valori puoi impiccarci chiunque). Buon lavoro.
Tuo affezionatissimo zio    Berlicche

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