Com’è cristiana la storia d’Europa se chi la studia è laico per davvero

Di Persico Roberto
27 Luglio 2006
Massimo Introvigne, Il dramma dell'Europa senza Cristo, ed. SugarCo, pagg. 190, euro 16

Tra le pagine più preziose del prezioso libro di Massimo Introvigne quelle in cui lo studioso riassume le ricerche consegnate da Rodney Stark a tre libri (One true God, For the glory of God, The victory of reason) che hanno cambiato il modo di guardare alle religioni negli Stati Uniti, ma che non sono mai stati tradotti in Italia – non a caso, forse. Stark è un sociologo, e dichiaratamente non cattolico. Tanto più impressionante risulta, perciò, la sua ricostruzione della storia d’Europa. La scienza, ad esempio, può nascere solo in un contesto religioso che afferma la bontà del creato e il valore della ragione; ed era già ben affermata prima di Copernico e Galileo. La caccia alle streghe invece nasce dal basso, dalla pressione popolare, nei momenti di inquietudine politica e sociale, ed è stata tanto più contenuta quanto più salde erano le autorità politiche e religiose. La schiavitù, scomparsa nel Medioevo e avversata dai Papi alla sua ripresa nel XVI secolo, venne definitivamente abolita per iniziativa dell’autorità ecclesiastica cattolica, non degli illuministi che l’hanno generalmente accettata, quando non ci hanno direttamente investito. Ma è solo una piccola parte della miniera di fatti, osservazioni e giudizi – dalla ricostruzione economica della Mongolia dopo il comunismo all’opera del pittore cattolico canadese William Kurelek, eroe nazionale in patria, censurato da noi – che si trovano nel libro. Con una grande certezza: la Chiesa è la storia d’Europa, la conversione l’unica strada per non morire.

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