Come essere cattolici e liberali
Il nome di Alessandro Passerin d’Entrèves, al di fuori di una cerchia ristretta di specialisti, non dice molto al lettore d’oggi. È certo uno dei tanti effetti perversi della dittatura culturale dell’ultimo mezzo secolo. Passerin aveva infatti almeno tre caratteristiche per non essere ben visto dall’establishment dominante: era cattolico, era liberale, era uno studioso del sistema giuridico anglosassone.
Allievo del mitico liceo D’Azeglio di Torino, vi conobbe il fior fiore di quella che sarebbe diventata la classe dirigente dell’azionismo, e negli anni dell’università si legò in particolare a Pietro Gobetti.
Da questi apprese la passione senza riserve per il liberalismo, ma ne rigettò apertamente l’anticlericalismo, rivendicando invece il ruolo fondamentale che il cristianesimo ha avuto nella costruzione dell’idea occidentale di libertà.
Divenuto professore universitario, dedicò i suoi studi alla nozione di “diritto naturale” in San Tommaso e nella tradizione inglese. I suoi lavori mostrano come la consuetudine giuridica dell’isola di Albione abbia ereditato e sviluppato la concezione medievale del diritto come limitazione dell’autorità del sovrano, piuttosto che come giustificazione del suo potere; e confermano la distinzione fra un liberalismo anglosassone, fondamentalmente libertario, e uno continentale, tendezialmente autoritario, riproposta anche dagli scritti della scuola liberale austriaca. Tringali, valdostano purosangue, già notevole studioso di Del Noce, dedica al suo grande conterraneo una biografia e un profilo intellettuale appassionati e coinvolgenti.
Massimo Tringali, Alessandro Passerin d’Entrèves
120 pp. Biographica, euro 13,00
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