Come nel 1938.
L’Iran corre a rotta di collo verso la big bomb e, dice l’Aiea (non Bush), seguita «a produrre nucleare su scala industriale». Il pacifismo europeo può essere contento. Nei prossimi mesi avrà molto da sfilare. Come nel 1938. Poi verrà il 1939, anno in cui nazisti e comunisti siglarono il loro scellerato patto di amicizia fondato su lager e gulag. E intanto i pacifisti marciavano. Succede così ancora oggi. Stessa foto. Non vedete che è tutta colpa degli “anglomericani”? Sono loro i “veri terroristi”, i talebani e i qaedisti sono “i veri resistenti”. Già, che brava persona antimperialista è Ahmadinejad. Che ci siano anche tanti cattolici (suore, preti, boy-scout che Famiglia Cristiana esalta nel numero della scorsa settimana) a brandire le bandiere di questo pacifismo, fa venire i brividi. E fa un po’ schifo. Peggio per loro. Perderanno un’altra occasione per non dover farsi perdonare, tra qualche anno, l’umiliazione di essersi legati al carro nazicomunista, questa volta in formato islamista. E peggio per questa Europa che corre all’appeasement mentre in casa sua infuria la guerra a tutto ciò che respira ancora di vita non eutanasizzabile, non manipolabile in provetta, non sradicabile dal diritto di famiglia zapateriano. Un doppio nichilismo, come disse il Papa a Ratisbona, ci mette alla frusta da Oriente a Occidente. Per fortuna anche da noi gli anticlericali seri cominciano a intuire l’importanza di un papa. Come Francisco Umbral, che in Amado siglo XX scrive:«Ratzinger, diciamo così, è l’ultimo uomo sano che può ragionare di queste cose. Il Vaticano non era necessario, ma lo è oggi quando l’uomo comune vestito di grigio si lega la morte al polso come prima l’orologio».
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