Come pizzicammo i maestri dell’Economist
“Libertà economica: naufragio italo-tedesco”. Così titolava il Grafico della settimana pubblicato sul numero 40 di Tempi del 21-27 ottobre 1999. Si trattava della classifica sulla libertà economica nel mondo diffuso ogni anno dal Fraser Institute di Washington e anticipato dal settimanale britannico The Economist sul numero dell’11 settembre scorso che poneva l’Italia al 41esimo posto della classifica contro il 24esimo dell’anno precedente: – 17 posizioni, una disfatta. Mercoledì 12 gennaio il Corriere della Sera pubblicava lo stesso rapporto come annunciato il giorno precedente: stesso istituto, stesso anno, stessa classifica… ma l’Italia improvvisamente era al 31esimo posto. Come era possibile? E come mai il Corriere della Sera arrivava con tanto ritardo sulla notizia, per giunta modificata? Dopo qualche vana ricerca abbiamo rivolto l’interrogativo direttamente ai giornalisti dell’Economist che curarono la classifica pubblicata in settembre. Ed ecco la spiegazione.
“Il fatto è che The Economist è stato il primo giornale a pubblicare quei dati, a settembre, non appena elaborati. In seguito sono stati scoperti alcuni errori di calcolo perciò quelli che ritenevamo una classifica corretta, successivamente è stata invece modificata. Ci telefonarono poco tempo dopo la nostra pubblicazione per comunicarci che avevano scoperto un errore nella posizione di alcuni paesi e avrebbero corretto la classifica. Ecco perché noi davamo l’Italia a 41esimo posto e il Corriere oggi la pone, correttamente al 31esimo. Vorrei dire il contrario, ma temo proprio che il Corriere della Sera abbia il dato corretto e, probabilmente, noi quello sbagliato”. Thanks per la precisazione.
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