Come scrive il Manifesto, «il paese impazzito è lo stesso che ha voluto Prodi al governo»
´ «Se mi accettano sono pronto a dare il mio contributo», dice Primo Greganti al Riformista su un suo possibile rientro nei Ds (14 novembre).
Il compagno G mi è molto simpatico, però la frase pronunciata in questa occasione non è esattamente quella opportuna. Tralascerei le dichiarazioni su contributi o contribuzioni.
´ «Ovviamente possiamo sempre inventare delle forme di verità», dice Giulio Giorello sul Corriere della Sera (14 novembre).
Ovviamente è l’avverbio più usato in un articolo in difesa del relativismo assoluto. Sulla via dell’ovvio quello che era il più brillante allievo di Ludovico Geymonat dà l’aria di essere passato dalla lezione di Popper a quella di Pipper.
´ «Perché Prodi va a Sky Tg24? Perché in Italia non ci sono altri contenitori che ti permettano di fare un ragionamento di venti minuti», dice Silvio Sircana al Corriere della Sera (14 novembre).
La vera domanda è: perché Tg24 dà venti minuti a uno scassacoglioni come Prodi? Ma a questa domanda si potrebbe probabilmente rispondere solo se Angelone facesse avere quell’appuntino che ha quasi sicuramente mandato a Rupert Murdoch.
´ «Senonché il paese impazzito è lo stesso che ha voluto Prodi al governo», dice Ida Dominijanni sul Manifesto (14 novembre).
Confermo.
´ «Non sono un intellettuale “mandarino”», dice Beppe Severgnini sul Corriere della Sera (13 novembre).
Forse un acidulo-dolciastro intellettuale “limoncello”?
´ «Come si fa a non sapere ancora se ci sono o meno le risorse per il trasporto pubblico locale o per le Ferrovie?», dice Guglielmo Epifani a Repubblica (12 novembre).
Romano Prodi è riuscito a spazientire anche il suo lord protettore.
´ «Siamo ancora disposti a votare questo centrosinistra autoreferenziale?», dice Paolo Flores d’Arcais a Repubblica (12 novembre).
E il bue diede del cornuto all’asino.
´ «Dov’è finito il declino industriale dell’Italia?», dice Giuseppe Turani su Repubblica (12 novembre).
Il giornalista economico che scrive meglio in Italia vi prende per il culo. Sa benissimo dov’è finito: in quei venticinquemila voti di vantaggio di Prodi su Berlusconi.
´ «Tagli giusti, seri, meditati», dice Romano Prodi alla Stampa (12 novembre).
È che ormai meditano giustamente e seriamente ogni mezz’ora.
´ «Scontentare a volte significa fare il bene di tutti», dice Barbara Spinelli sulla Stampa (12 novembre).
Il vecchio Stalin, non per nulla chiamato il piccolo padre, insisteva molto su questo concetto.
´ «I massmedia sono riusciti a convincere l’intero Pianeta che tutto quello che è successo sia condensato in cinque parole: è-stato-osama-bin-laden», dice Giulietto Chiesa al Venerdì di Repubblica (10 novembre).
Anche negli anni Trenta c’erano i fissati da “cinque parole”: state-attenti-ad-adolf-hitler.
´ «La Margherita non sarà il partito contadino che legittima il partito di sinistra», dice Francesco Rutelli al Manifesto (11 novembre).
Niente partito contadino. Magari un partito Frau?
´ «Però intanto nel cervello qualcosina gli frulla», dice Galapagos sul Manifesto riferendosi a Luca Cordero di Montezemolo (11 novembre).
Galapagos ci vede male. Qualcosina gli frulla non nel cervello ma sul capino: è il fantastico shampoo libera-e-bella.
´ «Il nostro paese non entra nel XXI secolo ma piuttosto retrocede al XX se non al XIX», dice Marcello Cini sul Manifesto (11 novembre).
Cini voleva fare un ragionamento, gli è venuta fuori una schedina.
´ «Né bisogna sempre agire come ragionieri del consenso», dice Giuliano Amato al Sole 24 Ore (11 novembre).
Ad Amato i ragionieri sono sempre stati un po’ sulle palle. Vuoi mettere i geometri con quei loro magnifici compassi?
´ «Non siamo tassisti», dice Paolo Serventi Longhi al Manifesto (15 novembre).
Forse il peggiore leader sindacale di una categoria, a memoria d’uomo, aggiunge ai suoi risultati catastrofici un opportuno tocco di razzismo.
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