COME SI DICEVA UNA VOLTA

L’altro giorno, infognato nel triangolo delle Bermude del traffico, tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, dalle onde di Isoradio mi è giunta la voce di una signora vice-questore che parlava di non so cosa. A un certo punto ha detto: «.l’apparato di segnalazione della vettura». Acciderbolina, ho pensato, qui sono diventati tutti suscettibili. Neanche la “freccia” la puoi più chiamare “freccia” che s’offende, come lo “spazzino” che è diventato “operatore ecologico”, il “contropiede” che si è riciclato in “ripartenza”. Siamo diventati tutti politicamente corretti. Viviamo in un’epoca in cui se dai a uno del catenacciaro ti risponde che al massimo sta “facendo prevalere un’opzione difensiva sulla partita”. Perfino i guardalinee sono diventati “assistenti”. Però ci sono quelli che possono insultare tutti e se lo fanno loro allora tutti zitti. Sono i soliti girotondisti che possiedono la scienza e la conoscenza, fanno processi sommari e si masturbano a ogni avviso di garanzia che parte, anche per il barista all’angolo. Per me non sono altro che “oggetti di vario spessore e forma che fuoriescono dal corpo umano al momento dell’evacuazione”. Stronzi, come si diceva una volta.

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