Come si sopravvive al soviet

Di Bobo
13 Aprile 2006
Jurij Druznikov, Angeli sulla punta di uno spillo, ed. Barbera, pagg. 566, euro 18,50

Igor’ Makarcev è il direttore della Trudovaja Pravda. Non è solo un uomo ligio al Partito; è diventato tutt’uno con esso: «Da giovane qualche volta aveva sofferto, perché pensava che la sua dignità fosse soffocata dalla necessità di eseguire ordini assurdi. Ma aveva capito che la sua dignità non sarebbe stata scalfita se fosse riuscito a prevedere le direttive del Partito prima ancora di ricevere ordini». Così è riuscito a salire molto in alto. Ma un dattiloscritto proibito, capitato non si sa come sulla sua scrivania, gli fa saltare gli schemi. Ossessionato dal timore di essere denunciato, si avvita in una spirale di errori che lo condurranno alla fine. La costellazione di personaggi che lo circondano sono uno spaccato formidabile della Russia brezneviana, ciascuno col suo piccolo o grande dramma (guerra, gulag, coabitazioni forzate, semplice miseria) e il tentativo costante di adattarsi all’irrealtà dell’ideologia. Asciutto come un verbale, straordinario nella capacità di mostrare il sistema attraverso gli occhi e i pensieri delle vittime, il romanzo di Druznikov – scritto negli anni Settanta, proibito fino al crollo dell’Urss – si colloca fra i grandi classici della letteratura sovietica. Descrive quel che potrebbero riservarci i nostri prossimi cinque anni.

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