Come sopravvivere bene al Financial Times
«Prevedo che gli investitori internazionali inizino ad assumere scommesse speculative sulla partecipazione italiana all’euro entro la durata di un governo Prodi». Così parlò, sul Financial Times del 17 aprile, Wolfgang Munchau, condirettore del quotidiano della City. Ma facciamo un passo indietro e arriviamo al 6 aprile, vigilia del voto in Italia. Goldman Sachs, potente banca d’affari americana, invitava i suoi clienti a vendere i titoli di Stato italiani a favore di quelli tedeschi poiché la tenuta dei conti pubblici del Belpaese è sempre più a rischio. Di più, Goldman Sachs invitava gli investitori a comprare specifici derivati italiani, i credit default swap, la cui funzione è proteggere i detentori di buoni del Tesoro nel caso in cui, ad un certo punto, l’Italia dichiari di non poter far fronte ai debiti. Non male come suggerimento ai mercati, soprattutto a 72 ore dal voto politico. Intromissione o allarme reale? Torna la speculazione sull’Italia, insomma?
Non pensiate che sia qualcosa di così complicato speculare. Senza che quasi nessuno se ne sia accorto, infatti, già dalla metà dello scorso anno gli speculatori internazionali (con la City in testa) hanno ricominciato a indirizzare le loro attenzioni verso l’Italia proprio attraverso manovre di allargamento dello spread a fine speculativo sugli hedge fund. Cosa sia lo spread è presto detto: è la differenza tra i titoli di Stato decennali di due paesi. Se sale lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, vuol dire che i mercati chiedono un premio maggiore sui Btp, e questo avviene quando cresce il rischio finanziario del paese in questione. L’esempio italiano non è casuale, visto che dopo il ‘crac’ del referendum francese sulla costituzione europea si è allargato lo spread tra i buoni del tesoro del nostro paese e i Bund tedeschi, raggiungendo 22 punti base dagli 0,8 del marzo 2003. Qualcuno aveva ricominciato a speculare. Ma guarda un po’, spread tra Btp decennali italiani e Bund tedeschi. Gli stessi di cui parla l’avvertimento pre-elettorale di Goldman Sachs.
Ma il mercato non raccoglie
Ma c’è davvero da aver paura? Aggiotaggio? No, per carità, solo una sleale turbativa dei mercati per speculare meglio. Ma insomma, il Financial Times ha ragione o no di metterci nel mirino? I nostri titoli di Stato sono davvero a rischio default? Lo abbiamo chiesto a un esperto, un uomo che opera in questo mondo da decenni e che ha chiesto di mantenere l’anonimato: «Quella previsione deve lasciarci, se non indifferenti, comunque tranquilli. Poiché non trova e non troverà un gran seguito. La metà dei nostri titoli di Stato è in mano a investitori istituzionali stranieri e lo spread tra Btp e Bund decennali è di 30 centesimi contro i 20 di un mese fa, prima delle elezioni. Se anche salisse ancora non c’è affatto da preoccuparsi: dieci anni fa abbiamo convissuto con uno spread di dieci volte superiore, 4-5 per cento. È il mercato stesso che si adegua valutando il rischio paese e comprando i titoli che interessano di più. Inoltre non è la prima volta che il Ft fa articoli scandalistici sul nostro paese, ma la realtà è altra: dal primo gennaio ad oggi la Borsa italiana è quella che ha guadagnato di più in Europa. Se ci fosse questa sensazione catastrofistica, da ballo sul Titanic, il mercato la anticiperebbe. È successo forse? Se la Borsa non reagisce negativamente, anzi guadagna, e se il mercato del reddito fisso non ha subìto il tracollo che qualcuno preconizzava, vuol dire che le reazioni alle elezioni italiane, in realtà, il mercato le ha già metabolizzate. No problem». Parola di esperto.
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