Come ti allevo il pupo francese (latte terzomondista, biscotoo antiUsa)

Di Arrigoni Gianluca
10 Novembre 2005
LA CHIAMANO "NEOPEDAGOGIA" MA è IL SOLITO ANTIAMERICANISMO. UN LIBRO IN FRANCIA RACCONTA COSA SI SCRIVE SUI LIBRI DI TESTO DELLA PATRIA DI CHIRAC. INTERVISTA CON LE AUTRICI

Parigi. Nell’introduzione al libro Elèves sous influence, le due autrici, Barbara Lefebvre e Eve Bonnivard spiegano che «la scuola è il luogo di una legittima influenza. I professori sono abilitati a esercitarla» ma, di questo «potere sociale accordato loro dalla collettività», non si deve abusare, perché compito degli insegnanti è quello di «trasmettere agli allievi i mezzi intellettuali, il metodo e il sapere che permetteranno loro di pensare liberamente e di utilizzare la loro ragione critica». Per poter trasmettere la conoscenza agli allievi è necessario poter utilizzare un metodo pedagogico e dei libri di testo di qualità. Spesso non è così, e nel volume sono descritte in modo chiaro le derive ideologiche presenti in molti libri di scuola francesi, che impongono agli allievi una visione del mondo estremamente parziale e ideologica. Si può leggere per esempio che gli attentati dell’11 settembre sono «attribuiti» a Bin Laden, lasciando così spazio alla teoria del complotto che vede ebrei o americani come i veri mandanti degli attentati. In due manuali i talebani sono semplicemente definiti come «un movimento religioso che ha preso il potere in Afghanistan», e il loro regime criminale è descritto così: «I talebani instaurano uno Stato islamico particolarmente severo con le donne». In un altro manuale si spiega che «la forma estrema delle spinte di antiamericanismo prende il nome di “guerra santa” o jihad, lanciata da Bin Laden». Il terrorismo presentato agli allievi come una forma di contestazione contro gli Stati Uniti.

NON FECERO COSì ANCHE I PARTIGIANI?
Il risultato di una visione così distorta della realtà è ben riassunto da un articolo dal titolo “A cosa serve il terrorismo?”, pubblicato nel giornale di un liceo francese dell’Isère nel 2003: «Cosa vogliono i terroristi? La libertà? L’indipendenza? Rimettere gli Stati Uniti al loro posto per quello che riguarda il Medio Oriente, forse? Si ribellano contro l’aggressore, e questo non si può dire sia stupido… è vero: cosa hanno fatto i partigiani durante l’occupazione del ’39-’45?». Dell’obiettivo dichiarato dai terroristi – il dominio dell’islam e un califfato planetario – non si parla, preferendo dare la colpa dei mali del mondo agli Stati Uniti. Nei libri scolastici la Francia è invece presentata come l’antica e nobile nazione democratica, unanimamente riconosciuta e celebrata come la patria dei diritti dell’Uomo che ancora oggi illumina il mondo. In un libro di testo si spiega all’allievo che «utilizzando la leva delle organizzazioni internazionali multilaterali, nel 2004 la Francia è la sola in grado di riunire degli Stati e proporre un’alternativa all’egemonia mondiale degli Stati Uniti, come ha dimostrato la sua opposizione all’intervento militare americano in Irak». In un altro si afferma che Chirac difende «la democrazia planetaria», oppure che la Francia «si fa spesso sentire, proponendo per le zone in conflitto delle soluzioni diverse da quelle americane, fondate sui suoi valori». Sulla stessa linea, con la Francia faro del mondo, viene proposto agli allievi un discorso del 2003 dell’allora ministro degli Esteri, Dominique de Villepin, che afferma la «tripla convinzione» sulla quale si basa la presenza francese in Africa: «Sviluppo, democrazia e pace». E dev’essere per non contraddire un tale slancio civilizzatore, che in nessun libro scolastico vengono spiegate le pesanti responsabilità della Francia nel genocidio in Rwanda.

LE MONDE DOCET
Per saperne di più, su questo disastro pedagogico, abbiamo chiesto a Barbara Lefebvre perchè ha deciso di scrivere un libro sul modo in cui i libri scolastici trattano l’attualità. «Nelle scuole c’erano dei grossi problemi di antisemitismo – risponde – per esempio con degli allievi di origine maghrebina che dopo l’11 settembre sostenevano che quegli attentati erano stati organizzati dal Mossad, e mi sorprendeva vedere che una parte dei miei colleghi prendevano tali assurdità come un delirio passeggero dei ragazzi, senza capire che il problema in realtà era grave. Poi è venuta la guerra in Irak. Discutendone tra di noi eravamo sbalorditi nel vedere che alcuni colleghi, in particolare tra i professori di storia e geografia, portavano gli allievi alle manifestazioni. Tra noi si diceva che, quale fosse il nostro punto di vista su quella guerra, non è il ruolo degli insegnanti portare degli allievi a manifestare. Per cercare di capire ho guardato con maggiore attenzione al modo in cui veniva presentata l’attualità nei manuali scolastici, e mi sono accorta che vi si poteva trovare quella stessa deriva militante. Un militantismo latente, diffuso, e per questo difficile da quantificare». Nel libro lei parla spesso dell’utilizzazione di perifrasi. Che scopo hanno? «L’utilizzazione di perifrasi permette di far credere all’allievo che sta esercitando le sue capacità di critica e di analisi. In realtà si chiede ai ragazzi di rilevare alcune frasi nei testi proposti e di copiarle. Ma questo impedisce all’allievo di esercitare le sue capacità di critica. Nello stesso tempo, quelle capacità di critica possono esprimersi correttamente solo se si conosce il soggetto di cui si discute. Come si può criticare il senso di quello che c’è scritto in un testo proposto dai manuali senza avere le necessarie conoscenze storiche? Questi sono i risultati della “neopedagogia”, secondo la quale a un allievo si deve insegnare come si fa a imparare, senza trasmettergli delle conoscenze. In pratica, si fanno leggere all’allievo dei documenti, scelti tra quelli che si considerano come i più adatti alla comprensione degli avvenimenti, gli si fanno due o tre domande e gli si fa credere che quello che ne viene fuori è un’analisi storica. Per me è un vero è proprio scandalo intellettuale».
A Eve Bonnivard coautrice del libro che è stata iscritta al Partito socialista, abbiamo chiesto da dove viene, l’influenza antiamericana, antiliberale e terzomondista così presente nei testi scolastici: «Sull’antiamericanismo, in Francia c’è un grande consenso, sia a destra che a sinistra. Questo porta a una sterilizzazione della discussione, con dei libri di scuola che ripercuotono l’opinione quando invece dovrebbero esserne il filtro, lo strumento critico. Poi è vero, che esiste un’influenza della sinistra, in particolare di quella ideologica, post sessantottarda e terzomondista, presente anche nel Partito socialista ma non solo. è sintomatico che un giornale terzomondista e dichiaratamente filocastrista come Le Monde diplomatique sia diventato, insieme a Le Monde, la principale fonte informativa degli insegnanti, che sono anche i principali autori dei testi scolastici».

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