Come uno è, così sarà il suo amico
Salute di cuore a te mio buon Bonvisi, tra tutti i miei amici a me il più caro. Poiché il pensiero mi dice (forse a torto, ma è così) che l’occasione di scriverti non mi si ripresenterà, ho deciso, finché mi è possibile, di manifestarti, sia pure con questa breve lettera, quanto mi sia di conforto la gioia della tua amicizia, specialmente nel momento delle mie disgrazie.È vero, mio stimatissimo amico, che la gioia del tuo affetto è stata per me sempre una costante; tuttavia, a pensarci su, nei circa quarant’anni in cui, mentre tu mi accoglievi in casa tua come uno di famiglia, anziché ospite, io davo di me l’immagine dell’amante ingrato, più che dell’amico pronto a ricambiare, la mia naturale timidezza ha fatto sì che la soave dolcezza che pur mi derivava dalla tua amicizia, fosse in un certo senso guastata dalla impacciata agitazione con cui assolvevo ai miei doveri nei tuoi riguardi. Mi conforta, però, pensare che non ho mai la possibilità di compiacerti, e che la tua posizione economica era tale che c’era ben poco che io potessi fare per esserti utile. Certo, quindi, di non esserti stato ingrato per negligenza, ma perché non ne ho mai avuto l’occasione; e vedendo che tu, invece, disinteressatamente mi ti leghi sempre più; anzi, con una dedizione instancabile, sconosciuta anche a quelli che onorano gli amici più fortunati, mi ami, mi favorisci, mi onori, e proprio quando io sono travolto, afflitto, umiliato, e condannato al carcere; non solo mi purifico dell’amarezza causata dal mio naturale riserbo, ma mi abbandonavo alla dolcezza della tua meravigliosa amicizia. Tanto più che l’indefettibilità dell’amicizia che ti lega a me, in un certo senso, sembra far da contrappeso al mio disgraziato naufragio; anzi, se escludo il dispiacere del mio principe, da me non di meno amato e temuto, per quanto riguarda le altre cose la tua amicizia è più che un contrappeso, perché le altre cose possono essere considerate disgraziate nella vita. Ma se dovessi considerare il bene di una amicizia così costante (che le tempeste più che indebolire hanno rafforzato) come un dono effimero della sfortuna, sarei solo un pazzo. Perché la gioia di un’amicizia che si preserva pura e costante, anche in mezzo alle tempeste della fortuna (fenomeno rarissimo), è senza dubbio un dono preziosissimo che ci deriva dalla benignità di Dio. E difatti, almeno per quanto mi riguarda, non posso che essere certo che è stata l’infinita misericordia di Dio ad aver predisposto da tempo che fosse un uomo come te, amico carissimo, a consolare, a mitigare ed attenuare gran parte dei dolori e delle tribolazioni che l’avversa fortuna mi ha rovesciato addosso. È perciò di vero cuore, mio carissimo amico e tra i mortali a me il più caro, che ringrazio l’Onnipotente perché ha voluto provvedere a me con te, facendo sì che io contraessi con te un debito per me impossibile da estinguere, e perché fosse Lui, quindi, a ricompensare la generosità di cui mi inondi ogni giorno. Lo prego inoltre che ci porti via da questo mondo misero e tempestoso, nella Sua quiete, dove non avremo bisogno di lettere, dove non ci saranno mura a separarci, dove non ci sarà secondino ad impedirmi di conversare; ma dove potremo godere la gioia eterna di Dio padre, del suo unico figlio Gesù Cristo Redentore, e del loro Spirito, lo Spirito Santo che procede da entrambi. Nell’attesa, carissimo Bonvisi, Dio onnipotente conceda a te e a me, e a tutti i mortali, di rinunciare alla ricchezza di questo mondo, alla sua gloria, e al piacere di questa vita, per l’amore e il desiderio di quella gioia eterna. Perciò, ora fra tutti i miei amici il più caro, tu, pupilla dei miei occhi (come usavo chiamarti), addio. Che Gesù Cristo dia salute e prosperità a te, e a tutta la tua famiglia che mi vuole bene cime me ne vuoi tu.
Thomas More
P.S. è inutile che aggiunga “tuo” perché di questo sei sicuro, avendomi fatto tuo con le tante tue attenzioni. Né, ora, sono tale che mi possa importare di chi io sia.
*Questa lettera pressoché sconosciuta al pubblico e che Tempi ha graziosamente ricevuta in dono dall’assistente del Cavalier Silvio Berlusconi dottor Sandro Bondi, è stata stampata in 300 esemplari in occasione del Natale 2000 da Sandro Bondi e Riccardo Pugnalin
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