Com’era truccato il mio waterpolo

Ero un ragazzo che amava i Beatles e Lucio Battisti quando la Pro Recco vinceva uno scudetto via l’altro. Alla piscina Sant’Anna, Eraldo Pizzo e i suoi figeu in calottina biancazzurra affogavano ogni avversario. Pizzo lo chiamavano “il caimano”. In acqua divorava tutto, era un rettile immarcabile. I vecchi giocatori amici miei mi sussurravano che nella waterpolo ogni tanto c’erano dei mastrussi. Insomma, fammi vincere oggi, che ti faccio vincere domani. Erano storie un po’ così, che a raccontarle di questi tempi, in mezzo al bailamme calcistico con gente che faceva e disfaceva campionati a suo piacimento, viene da ridere per il loro carattere ruspante. Nella waterpolo gli accordi venivano firmati in acqua, tra un colpo proibito e l’altro. Si capivano al volo, magiari e italiani, serbi e russi. Anche nella waterpolo gli arbitri vengono messi continuamente in discussione, anche nella waterpolo si litiga, ma poi tutto ritorna come prima del match.
L’altra sera il Recco ha vinto il suo ventesimo scudetto. L’ho guardato da distante e ho avuto nostalgia. Di non essere là, di non scrivere quasi più di waterpolo, di non avere vent’anni. Vi paio melenso? Anch’io ho un cuore, bastardi.

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