Compagni baathisti.
Il deputato libanese antisiriano Walid Eido è stato ucciso insieme ad altre 11 persone da un’autobomba sul lungomare di Beirut esattamente una settimana dopo che Massimo D’Alema aveva visitato Damasco e il giorno stesso in cui Oliviero Diliberto si trovava nella capitale siriana ed esprimeva, dopo un colloquio con il presidente Bashir Assad, l’auspicio di poter «rafforzare le relazioni tra Siria e Italia in tutti i settori». No, non si tratta di una certa sfiga che affliggerebbe la diplomazia italiana sotto il governo Prodi, ma di qualcosa di molto peggio, come costringe a pensare la formula con cui il presidente del Consiglio ha condannato l’attentato. Prodi, infatti, «ribadisce con forza che simili atti sono inaccettabili. esprime la forte aspettativa che il dibattito politico libanese torni nell’alveo naturale della democrazia, il parlamento». Immaginate cosa succederebbe se Prodi definisse la strage del 2 agosto 1980 a Bologna un “atto inaccettabile” e invitasse vittime e responsabili a darsi una calmata e discutere in parlamento. D’altra parte D’Alema e il noto amico degli Hezbollah Diliberto sono tornati da Damasco pronunciando parole quase identiche, che ruotano attorno al concetto che il ruolo della Siria è indispensabile per la pace in Medio Oriente. Noi non siamo grandi diplomatici come Prodi, D’Alema e Diliberto, ma vorremmo dar loro una dritta: quando qualcuno vezzeggia un mascalzone dicendogli che il suo ruolo è indispensabile al raggiungimento della pace lì dove il mascalzone sta compiendo le sue mascalzonate, normalmente il mascalzone non abbozza, bensì moltiplica le sue prodezze per dimostrare quanto il suo ruolo è indispensabile. Negli ultimi 30 mesi in Libano sono avvenuti 23 attentati terroristici con più di 50 morti. Continuate a vezzeggiare, e il sangue continuerà a scorrere.
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