COMPLICITA’ TERRORISTICHE
Ha ragione Magdi Allam quando, sul Corriere della Sera, depreca il silenzio dell’Occidente – e soprattutto di un certo Occidente – di fronte ai massacri in Irak. Allam ricorda che in Irak il 95 per cento delle vittime sono irakene di cui tre quarti civili; il 90 per cento dei suicidi terroristici sono stranieri; il 90 per cento delle vittime cadono in attentati terroristici rivendicati da Al Qaeda.
L’ipocrisia di chi non ha il coraggio di condannare il terrorismo fondamentalista è intollerabile. è inaccettabile la posizione di chi si ostina a parlare solo del ritiro delle truppe dall’Irak, depreca solo gli errori e le violenze americane, ma è indifferente a chi fa stragi di bambini, a chi trucida la gente al mercato e continua a mostrare un disprezzo totale della vita umana. Perciò, chi parla della legittima resistenza irachena diventa complice dei terroristi. Chi, partendo dal suo cattocomunismo intriso di relativismo etico e di vetero stalinismo, non ha il coraggio di condannare con chiarezza definitiva il terrorismo come crimine dell’umanità, mostra la faccia peggiore dell’ideologia.
Dire queste cose non significa essere dalla parte di chi ha voluto la guerra. La superficialità criminale di Donald Rumsfeld ha dato un grande alibi a quella parte di Occidente più malata e senza identità. Il problema è un altro: non si deve confondere la guerra con operazioni di peacekeeping e con la difesa di popolazioni inermi da efferati assassini.
Chi mette a tema semplicemente il ritiro dall’Irak se ne infischia di chi viene ammazzato senza colpa e favorisce che il futuro in Irak sia simile alla Cambogia di Pol Pot, al Centro Africa di Bokassa, all’Afghanistan dei talebani. Chi impedisce ogni dibattito democratico sul tema, schierandosi su posizioni oltranziste e appiattisce una coalizione sul relativismo etico, non è adatto per governare. Se, pur di vincere le elezioni, si sposano le peggiori ipocrisie, ci si sta preparando a subordinare il bene comune al proprio particolare di guicciardiana memoria.
Siamo di fronte ad una scelta di civiltà o a un’acquiescenza alla barbarie.
* Presidente Fondazione
per la Sussidiarietà
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