Comuni allo sballottaggio
Domenica e lunedì si torna alle urne per la scelta dei sindaci. Tempi inganna l’attesa provando a guardare dentro il voto del primo turno.
Alessandria. Secondo i media “soffia il vento di Fabbio” e per il “popolo del bar”, se l’uomo di punta fosse stato lui, la Casa delle Libertà avrebbe chiuso subito la partita. Piercarlo Fabbio ha infatti raccolto 1650 voti, superando l’ex parlamentare e candidato sindaco Rossi, e doppiando il capogruppo locale dei Ds. In testa (di pochissimo) resta però l’ulivista Scagni. Ha conquistato 4 circoscrizioni su 5, ma fra chi è andato al mare e chi non si fida della Lega Nord, la Cdl avrebbe potuto fare di più. Fatto sta che il “partito degli astenuti” conta ben il 27%. Due dati per valutare. “Alessandria viva” (sinistra) sembra favorita perché potrebbe attirare i ri-comunisti. La città conta però pure su un lungo passato socialista, infranto un dì dall’irrompere leghista. Contando che Forza Italia è piena di ex socialisti, forse forse… Ma forse la spunteranno “gli altri”, che han le spalle larghe: a Telecity, il vicepresidente di Mediobanca, Fabrizio Palanzana, si è pubblicamente speso per gli ulivisti.
Asti. Il sorpasso del Centrosinistra era nell’aria, anche se i sondaggi dicevano “forse no”. Il presidente della Camera di commercio, Aldo Pia, aveva già rimproverato l’amministrazione uscente (Centrodestra) di numerose manchevolezze commerciali e industriali, oltre che di mancanza di strategia politica. Voglino (Ppi), candidato sindaco del Centrosinistra, ha superato di misura Florio (Cdl), raccogliendo però grandi consensi personali. Pare che la Cdl sia caduta sulla viabilità, con un Voglino propostosi quale deus ex machina. Al secondo turno potrebbero avere un ruolo il 4,6% di Pasta, il fuoriuscito di Fi che ha fondato l’Unione dei cittadini, il cui capolista gode dei favori dell’ex sindaco pure Fi. Ma puree il 4,2 di Verdi più Rc.
Cuneo. Nella città dove per la poltrona di sindaco si sfidano due pii ex democristiani, è in vantaggio il Centrosinistra, forte di sette partiti. E dell’appoggio dell’associazionismo cattolico. L’altra volta si erano sfidati in nove, ma ora hanno superato il quorum del 3% solo due coalizioni. Mentre pare che il Centrodestra abbia trovato un leader capace di colmare il grande vuoto lasciato in città dalla fu Dc (Giordano, 14.453 voti: il maggior consenso personale fra “gli anti-sinistra” dalla fine dell’era democristiana in qua), il dato più clamoroso è che ha votato solo il 27% degli aventi diritto.
Vercelli. Segna un record piemontese: il candidato sindaco della Cdl (Masoer, 39,4%) è davanti all’avversario ulivista (Mentigazzi, 36,2%), e questo nonostante l’azione di disturbo di “Controcorrente”, lista destrista che ha raccolto il 16%. Ma il Centrodestra cala l’asso: se la Valsesia è la patria della fronda, la Cdl stringe un patto d’acciaio con Corrado Rotti, sindaco indipendente di Borgosesia (la “capitale”) per ben due volte e con il 70-75% dei consensi. Dovrebbe essere una botte di ferro.
Monza. Il bandolo della matassa potrebbero essere una lista “di centrodestra” apparentata con il Centrosinistra e un ex ulivista (Ambrogio Moccia del “Movimento per Monza”, 6,59% al primo turno) che forse se la intende con la Cdl. “Insieme per Monza”, infatti, non pesca di suo certo nella sinistra, emanazione com’è di Giampietro Mosca, ex An ed ex assessore ai Servizi sociali che ha litigato con i suoi. Farà di tutto per bocciare il Cdl Roberto Radice, 46,84%, favorendo l’ulivista Michele Faglia (34,89%). Mentre la Lega è spaccata e i Verdi (solitari) rimediano un magrissimo 2,39%, Cicciolina, dal basso del suo 1,5%, dice che le è simpatico Faglia.
Verona. La Cdl ha vinto bene il primo turno (45,6%) sulla lista civica a cui hanno aderito Margherita, Verdi e “Sinistra europea” formata da Ds, Sdi e Pdci (38,7%). La grande perdente è invece la lista nata attorno al sindaco uscente Michele Sironi, a suo tempo di Fi: uscito dal Centrodestra in polemica con il proprio ex partito, non ha convinto i veronesi e il suo candidato sindaco, Aventino Frau, non si è allontanano da un misero 5,1%.
Gorizia. Pare certo l’apparentamento fra Cdl (38%) e lista civica “Per Gorizia” (17,5%), una frangia della vecchia Dc presentatasi da sola al primo turno perché in rotta con il verticismo di Fi. E pare pure che in gioco rientri la Fiamma Tricolore: con il suo 4,7% contribuirebbe a far trionfare il Centrodestra. In questo ex bastione Dc dove per la Sinistra non c’è storia, sul risultato pesano divergenze sulla conduzione della politica sanitaria e sull’entrata della Slovenia nell’Unione europea. Il Centrodestra dovrebbe però farcela senza troppo sudare.
Piacenza. Una città spaccata a metà. Il sindaco uscente Gianguido Guidotti (Cdl) ha il 46.4% contro il 46.5% di Roberto Reggi, Centosinistra. Li seperano 94 voti. Ma il record è un altro: a Piacenza si sono presentati ben nove candidati sindaci. Oltre ai candidati di Ulivo (o come adesso si chiama) e Cdl, vi sono stati altri 6 aspiranti tutti riconducibili al fronte moderato, più quello della Lista Di Pietro. La Cdl c’ha già fatto il conto. Mentre, fra no-globalismo e Otto per mille “del sociale” senza Cristo, il mondo delle parrocchie sembra non avere dubbi sul voto, il secondo turno potrebbe premiare il Centrodestra: 4 anni fa la Cdl era indietro di 7 punti e sotto di 3500 voti, ma vinse con uno scarto di 600. Oggi mancano solo 94 schede.
Frosinone. Storia di un clamoroso flop in quello che Francesco Storace considerava un feudo. Il leader della Destra sociale, capolista per An, è risultato il terzo di tutti i votati (il secondo del suo partito) con soli 423 consensi. Scontentati i candidati locali vistisi bypassati, il Governatore del Lazio ha ceduto il passo a un altro big calato in provincia: il “margarito” Franco Marini lo ha, infatti, strabattuto con 928 voti. Va detto, però, che contro di lui sono scesi direttamente in campo Piero Fassino e Massimo D’Alema.
Il medagliere snocciola poi così l’ordine di arrivo dei partiti alla fine del primo tempo: Fi, An, Ds, Lista Civica per Marzi, Udc, Sdi e Margherita. In città, insomma, il campione d’inverno è il Cav., anche se al ballottaggio chi avrà la pole position sarà il candidato sindaco del centrosinistra (e sindaco uscente) Domenico Marzi. Conta il 48% dei consensi ed è considerato piuttosto forte. Poco distante, lo segue il 47% di Nicola Ottaviani (Cdl), che però partirebbe penalizzato da certe dicerie sul suo conto. Importante: avendo ottenuto la maggioranza assoluta al primo turno, la Cdl è maggioritaria nel consiglio comunale. Se il centrosinistra si aggiudicasse il sindaco, Frosinone conoscerebbe la “coabitazione”.
Campobasso. Dopo il primo turno conclusosi con un leggero vantaggio dell’ulivista Augusto Massa (43,9%) sul rivale Cdl Antonio Ventresca (43,5%), al ballottaggio decideranno tutto i “mitici” apparentamenti, con la “mitica” Udeur che in un primo momento ha annunciato una convergenza di voti sulla lista di Centrodestra, ma che poi ha definitivamente deciso di portare l’acqua (pesante?) del proprio 5,63% al mulino del Centrosinistra. A Campobasso, però, l’elettorato mastelliano è tradizionalmente moderato: ce la faranno anche questa volta i maghi del trasformismo? C’è poi il Partito socialista democratico che ha ottenuto il 4,1% e che non si apparenta con alcuno. Idem fa Antonio Martino del Ppi (niente paura, è solo omonimia) con il suo 2,07%.
Isernia. Il Centrodestra prende tutto, ma tutto è semplice lotta di potere. La Cdl ottiene il 48,9%, il Centrosinistra scompare con un mero 17,1% e all’orizzonte sorge l’astro del senatore D’Ambrosio, che porta quello che è stato definito il Nuovo Psi al 20,2%. L’intricata vicenda molisana va però spiegata. Non è che il Nuovo Psi sia davvero il Nuovo Psi, dicono in loco. È solo il prestigio personale di D’Ambrosio ad aver portato al successo una lista civica creata attorno al suo nome, in cui sono entrati i socialisti rimasti fuori da Fi. Lo scontro, infatti, è una singolare tenzone con il presidente della Giunta regionale Iorio (Fi), il quale ha mandato avanti Melogli, candidato sindaco Cdl. A Roma D’Ambrosio sta con il Centrodestra, ma a Isernia prevalgono interessi personali. In una città di circa 26mila abitanti con circa 15mila votanti e 400 candidati da votare, sembra che la vecchia logica Dc non porti più il volto delle correnti interne, ma quello delle coalizioni avversarie. Nella sostanza è cambiato poco.
Cosenza. Prima della morte di Giacomo Mancini, il padre-padrone della città, a Cosenza non ci sarebbe stata chance per il Centrodestra. L’ex segretario del Psi e pluri-ministro era in grado di tappare tutti i possibili sbocchi elettorali degli avversari. Oggi, invece, il candidato sindaco della Cdl, Umberto de Rose, conquista il 35,7% dei consensi. Che però ancora non basta di fronte al 42,6% di Eva Catizone e che più gravemente potrebbe non bastare contro la benedizione in articulo mortis data da Mancini alla candidata del Centrosinistra. Oristano. Regna l’incertezza. Antonio Berberio, candidato sindaco di An guida la partita con il 36,7%; segue Pietro Arca, Fi, con il 33,9%; e in coda sta Linalda Ibba, ulivista, con il 29,4%. La Cdl è spaccata, ma vuoi scommettere che gli elettori si mostreranno più dritti delle segreterie di partito?
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