COMUNICARE E’ EDUCARE, DICE CAFFARRA

Di Emanuele Boffi
27 Gennaio 2005
«Siate i portentosi comunicatori della vita comune»

«Siate i portentosi comunicatori della vita comune». Monsignor Carlo Caffarra, vescovo di Bologna, ha voluto concludere la sua lezione con questa frase di don Luigi Giussani, «che è il vero nodo centrale di tutto il nostro discorso». L’alternativa sono i battibecchi fra sofisti, «come in un racconto che mi è capitato recentemente di leggere», dove un discepolo e un maestro, con le medesime argomentazioni, riescono entrambi a dimostrare due conclusioni opposte. «Giustamente i giudici cui fu sottoposto il dilemma non poterono che concludere che si trattava di “un cattivo nido di una cattiva covata”». Bologna, sabato 22 gennaio, diverse associazioni di ispirazioni cattolica hanno invitato l’arcivescovo a tenere una lezione su “Verità e libertà, la responsabilità dei giornalisti e degli operatori della comunicazione”. «Oggi è la vostra festa – ha esordito Caffarra –, è san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Auguri».
Auguri, ma anche richiamo alla «vostra responsabilità, di per sé enorme, di fronte alla verità». Il vescovo cita la lezione di san Tommaso secondo cui «vi è un debitum morale fra ogni uomo che deve all’altro la manifestazione della verità. Per voi giornalisti questo non si esaurisce in un rapporto duale fra un io e un tu (voi e l’uomo che raccontate, voi e il vostro direttore, ndr), ma assume una dimensione sociale». Per questo l’arcivescovo ha individuato «una questione antropologica di fondo: o comunichiamo affinché tutti possano condividere dei valori veri senza asservire la verità a un potere. Oppure l’unico risultato sarà la produzione di un consenso su un aspetto che prescinde dal reale». La comunicazione si realizza quando si aiuta l’interlocutore «a usare la ragione. Per questo il problema centrale è l’educazione». Dunque a voi la scelta, è sembrato quasi l’invito dell’arcivescovo, quando sul finale ha ricordato il dialogo fra i due sofisti che lascia il giudizio in stallo e la frase di don Giussani, «espressione che ci invita tutti a educarci a un consenso sempre argomentato».

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