Con il Labour la Cdo va al governo

Di Bottarelli Mauro
20 Maggio 2004
C’è molto del programma laburista britannico nel documento redatto da Compagnia delle Opere e Fondazione per la Sussidiarietà

C’è molto del programma laburista britannico nel documento redatto da Compagnia delle Opere e Fondazione per la Sussidiarietà in occasione delle elezioni europee. E, per paradosso ma non troppo, c’è molto di quel manifesto – di quell’inno “al fare” – nell’azione riformatrice del governo guidato da Tony Blair. Da qualsiasi angolazione la si guardi, poco cambia: su futuro della nuova Europa, centralità dell’educazione e sussidiarietà il sentire è comune, gli obiettivi anche. A confermarlo ci ha pensato ancora una volta Peter Mandelson nel corso della sua “lezione” tenutasi a Roma giovedì 13 su invito dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà. Per il due volte ministro laburista, infatti, «la nuova Europa costituisce una sfida che i paesi del nucleo storico devono avere il coraggio ma anche l’intelligenza di raccogliere. Cina, Russia, Stati Uniti e India, infatti, stanno sfruttando a pieno i benefici della globalizzazione mentre l’Europa sta ancora dibattendo sull’utilità e sulla bontà intrinseca di questo modello. A questo risponde dicendo che per entrare appieno nel processo di competizione internazione è necessario spingere sull’acceleratore delle riforme economiche – ivi compresa quella del welfare – al fine di creare un nuovo dinamismo economico che ci ponga nelle condizioni di competere alla pari. L’allargamento, poi, non deve essere visto con timore, non deve generare paure per la freschezza e l’aggressività concorrenziale delle nuove economie dell’Est, bensì deve diventare sprone allo sviluppo e a una nuova produttività che quegli stessi mercati possono offrirci. Non possiamo erigere muri o porre veti contro la globalizzazione, dobbiamo invece fare in modo che questa si amplii e garantisca sempre maggior sviluppo condiviso. Proprio perché siamo e ci diciamo europei dobbiamo agire e pensare globalmente». La ricetta per fare questo? è presto detta: «Dobbiamo rendere i nostri mercati più recettivi verso le nuove opportunità, dobbiamo riformare perché sono le leggi del mercato – oltre che il buonsenso – a chiedercelo: l’alta disoccupazione che affligge molte realtà europee, infatti, non è altro che il frutto di poca flessibilità del mercato del lavoro. Si può chiamarla “terza via” o come volete, ma a mio avviso è soltanto un nuovo modello sociale ed economico per il XXImo secolo. L’agenda di lavoro che ci troviamo di fronte non può prescindere da maggiori investimenti in ricerca, educazione e capitale umano: questo anche per creare una società in cui sia maggiore la compatibilità tra lavoro e famiglia, in cui a tutti sia garantito l’accesso alle possibilità che il mondo offre, in cui si raggiunga la piena occupazione, conditio sine qua non per lo sviluppo di un welfare e di un mercato del lavoro europeo». E se a dirlo è il guru di un premier che dal 1997 ad oggi ha creato 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro, allora c’è da credergli. Infine la sussidiarietà, definita da Mandelson «il principio base, quasi nominale, per garantire una piena cooperazione e integrazione alla nuova Europa e per permettere ai cittadini dei vari paesi di cogliere in pieno le opportunità che lo Stato deve garantire loro – anche attraverso le radicali riforme necessarie alla razionalizzazione dei servizi pubblici – senza che quest’ultimo diventi una balia o peggio un ostacolo allo sviluppo». Particolarmente soddisfatto per l’esito e i contenuti dell’incontro l’onorevole di Forza Italia, Maurizio Lupi, tra i fondatori dell’Intergruppo per la Sussidiarietà: «Quello di Peter Mandelson è stato un contributo di grande importanza e di enorme stimolo sulla strada di un riformismo che ponga al centro dell’attenzione l’uomo e le sue esigenze, sfuggendo paure e luoghi comuni di quella enorme sfida del nostro tempo che è la globalizzazione».

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