Con l’idea in testa
Mica facile far mettere la testa nel posto giusto. Ma se costruisci caschi per motociclette, quella è la missione. Alberto Vergani, presidente di Nolan, pare proprio come quel viticoltore che non sta più nella pelle quando percepisce che per il suo vino sarà un’annata straordinaria. Lui, cioè il Vergani, è addirittura campione del mondo grazie al centauro australiano Casey Stoner che, alla sua seconda stagione in Moto Gp, ha dato la birra a tutti, anche al Dottor Rossi. Con la testa ficcata nel posto giusto, cioè in un casco Nolan. «Adesso tutti parlano di Stoner, ne cantano le lodi. Diciamo che io mi sono messo sulle sue tracce con un po’ d’anticipo. Magari sono stato pure fortunato, però non credo sia solo quello». E intanto raccoglie. L’abbinata con un centauro così promette meraviglie per l’azienda italiana che ha la sua sede storica a pochi chilometri da Bergamo, a Brembate di Sopra. «Casey ha appena 21 anni, credo che la sua leadership possa continuare parecchio, non dimentichiamo che è in sella ad una Ducati che è tornata al titolo costruttori dopo 34 anni. Per il made in Italy è stata davvero un’annata indimenticabile».
Alberto Vergani ha i motori nel sangue. Da giovane ha fatto le sue belle esperienze, anche partecipando a competizioni su quattro ruote. Però che la sua avventura professionale dovesse coincidere con un’azienda che produce caschi per moto è tutta un’altra storia. Che tiene conto di mille fattori, anche quello di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Ma non acceleriamo troppo. «Io in Nolan? Chi l’avrebbe detto. Mio padre faceva il commerciante alimentare all’ingrosso. Era un tipo deciso, schietto, che non amava imporsi. Però mi provocava ad essere serio in ciò che facevo. E a quel tempo frequentavo Economia aziendale alla Bocconi di Milano». D’estate non stava con le mani in mano, lavoricchiava. Papà di lì a poco decideva di vendere la propria attività «e a quel punto non avevo più il classico paracadute, dovevo arrangiarmi da solo». Dopo la laurea, la prima professione autentica fu quella di informatore medico scientifico in un’azienda farmaceutica fortemente vocata all’internazionalizzazione. Vergani viaggiava parecchio, svolgeva la sua mansione senza guardare l’orologio, eppure non tardò molto a capire che non faceva per lui. «Ricordo bene una trasferta a Lisbona dove mi sono ritrovato a parlare in inglese a portoghesi che non lo capivano. Una circostanza anche comica, diciamo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era il 1985 e io desideravo fortemente voltare pagina». Alberto Vergani a 25 anni decideva di partecipare alle selezioni per entrare a lavorare nella multinazionale Unilever che, detto così, ai più significa poco o nulla, ma basta far notare che sotto quel cappello stanno, tra gli altri, marchi quali Knorr, Bertolli, Mentadent, Lipton, Dove e molti detersivi e si capisce di cosa stiamo parlando. «Il colloquio l’avevo fatto perché mi è sempre piaciuto misurarmi con le sfide difficili. Ma realisticamente non pensavo di riuscire a superare le prove».
Quando “persi” l’occasione della vita
Successe però che un mattino mentre si trovava in università nell’uffico del fratello professore alla Bocconi, coglieva una conversazione dove si faceva il nome di Nolan e di una persona che l’azienda voleva assumere al marketing. Spiega Vergani: «Accadde una cosa incredibile. Unilever mi fece sapere che il colloquio era andato bene e che l’amministratore delegato voleva incontrarmi per definire tempi e modi del mio ingresso. Ma io ero riuscito a strappare un colloquio con Marzio Nocchi, figlio del fondatore di Nolan. Tutto successe nel giro di qualche giorno. Scelsi di provare con Nolan. Quando comunicai la decisione in Unilever non posso tacere che ci fu sorpresa. Ma come, a 25 anni ti capita l’occasione della vita, di entrare a far parte di un colosso mondiale e tu scegli un’azienda familiare della bergamasca? Chissà perché a me risultava più intrigante proprio andare a lavorare nel mondo dei caschi per motociclette».
Nolan era stata fondata nel 1972 dal signor Nocchi e Vergani doveva collaborare con il direttore marketing. Ma in testa gli frullava già l’idea di entrare nel mondo delle corse, un ambito che in Nolan non veniva minimamente seguito. L’azienda andava bene, esportava per il 90 per cento. Vergani certo non passava in anonimo. Dopo pochi mesi gli venne offerta la direzione vendite. «Era il 17 dicembre 1985. La famiglia mi presentò agli agenti e naturalmente mi fece capire che se le cose non fossero andate per il verso giusto saltavo».
Grazie, ci avete salvato la vita
Nel 1986 Nolan beneficiò della legge che obbligava all’uso del casco. Il mercato esplose e Vergani lo ricorda come un periodo esaltante. «Cominciavo ad essere conosciuto. La Di Varese mi propose un posto interessante. Ne parlai con i Nocchi e accettai. Rimasi lì un paio di giorni, poi tornai sui miei passi. Devo dire che in Nolan, dove mi volevano bene e apprezzavano il mio lavoro, mi ripresero immediatamente». Nel 1990 Marzio Nocchi decideva di vendere l’azienda. Da quel momento Nolan visse diversi passaggi e cambi di proprietà. Infine si fece avanti una cordata di cui pure Alberto Vergani faceva parte. La cosa andò in porto. L’esperienza Nolan ripartiva con assoluta vitalità e con lo spirito giusto. Da azienda giovane che parla ai giovani. Finché arrivò quel momento. Si trattava adesso di trovare il nuovo presidente. Non poteva che essere Vergani che ormai conosceva come le sue tasche quella realtà e quel mondo. E a 35 anni il Vergani assunse la carica di presidente di Nolan, giovane imprenditore che aveva fatto la trafila da manager. Ma lui giura di essersi sentito imprenditore da quel dì. «Molto ho preso da mio padre: la serietà, il coraggio, il gusto per la sfida, la capacità di motivare i collaboratori. E tanti sacrifici. Mi sento come l’agricoltore che segue personalmente la semina per poi ottenere il raccolto desiderato». E semina vuol dire investimenti importanti in ricerca e sviluppo. «Noi siamo una realtà che usa solo il policarbonato GE. Forse tale scelta ci penalizza un po’, ma così siamo dalla parte della ragione. Sa quante lettere riceviamo con scritto “grazie, ci avete salvato la vita”? Nolan è un’azienda etica che si preoccupa di far godere del tempo libero in sicurezza. Un obiettivo straordinario, questo».
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