Con quella faccia da Mario (Sala)

Di Caterina Giojelli
17 Marzo 2005
IL CANDIDATO CONSIGLIERE REGIONALE CHE PIACE DI PIù A TEMPI SI PREPARA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE. E PER COMINCIARE BENE GLI AMICI LO FESTEGGIANO (46 ANNI, AUGURI)

Li prendi così, gli amici che si candidano, quelli che avresti sempre voluto che lo facessero, ma sai fanno talmente tante cose. Mario è troppo giovane, non ha nemmeno 50 anni, Mario è già 46enne, Mario ha quattro figli, Mario aspetta il quinto. Te lo ricordi Mario, il fascistone, quello che le dava? E Mario, postfascista, fulminato sulla via di Damasco dai ciellini? Eh, lì più che altro le prendeva. I suoi amici, quelli che se compi gli anni ti organizzano un banchetto dalla portata nuziale, lo conoscono dai tempi della Statale, quando frequentava Scienze Agrarie, zoccolo duro con altri in un certo ambiente che se professionalmente li ha divisi, li ha uniti di quella passione che lo porta ora a volerli rappresentare tutti in politica.
Oggi partner della società di consulenza più in vista tra le imprese per lo sviluppo del made in Italy, dall’alta moda all’agroalimentare, il nome di Mario Sala figura tra i soci fondatori della Compagnia delle Opere, qualificato presidente della federazione Impresa Sociale della Cdo e dell’associazione ambientalista “L’umana dimora”, impegnato nelle opere sociali e di carità, nel campo dell’assistenza ai minori, agli anziani, ai portatori di handicap. Un nome che non è mai solo un nome, che è una faccia ben precisa, perché Mario è fatto così, quando abbraccia un’azienda non si limita alla consulenza, ci mette il naso aquilino e ci mette il cuore, Mario.
Lo sa bene Santo Versace, ed è anche un po’ commosso tra tutta questa gente, tra le oltre 500 persone che giovedì hanno smesso le vesti imprenditoriali, cravatta e 24ore, per gettarsi nel karaoke al “Ragno d’oro” di Milano, pelllicce maculate della Milano bene e felpatissimi universitari che assaltano il buffet allestito per fare gli auguri a Mario. Perché Mario li compie 46 anni, ma Mario si candida anche a consigliere regionale con l’amico Formigoni, e chi l’ha detto che la più sana propaganda elettorale debba prescindere da un selvaggio karaoke? Canta Mario, intanto gli scatoloni portasantini si svuotano da sé: «Eh, dammene almeno 600, che devo fare il giro dei citofoni», e i sacchetti verdi col programma di Formigoni lievitano e pesano. Insegnanti, imprenditori, stilisti, ma anche ragazzi e attempate nonnine-attacchine «stanotte lo riempio il quartiere con la faccia di Mario». è la politica di Mario, quella della faccia, e per lui sono facce a parlare. Quella appunto di Santo Versace, l’amico Santo Versace, l’amico che sceglie il termine libertà per raccontare l’amico Mario, quello che «sono un attimo coinvolto sul versante lavorativo, lo voterò per legittima difesa». Quello di un altro amico, che «votare per Mario è votare per se stessi», e se l’amico in questione è un altro Mario, Mario Mauro, le battute si sprecano.

TRA INTER E MILAN
Stretto tra le figlie, Sala si schermisce, e un po’ arrossisce quando gli schermi del karaoke di lui raccontano tutto, ma proprio tutto, a partire da un Mario infante appollaiato sul salvagente, tra i castelli di sabbia e bambini che fanno “oh!” nella colonna sonora di Povia. Un video dal sapore sanremese, ma dal naso implagiabile del suo protagonista, che presto sfiora i due metri di altezza nelle immagini adolescenziali. Falcate da gambalunga e da un campo di calcetto anni Settanta si apre la panchina, mentre imperterriti bambini fanno “oh!”. Falcate e panchine profetiche, a detta dei faccioni calcistici che alla festa di Mario, trent’anni dopo, presenziano con un video-augurio: «Dai, che se ti impegni puoi fare di più», lo schernisce il senti-chi-parla amico Ivan Cordoba, e un lungo discorso sul Mario «che è un amico di poche parole ma di tanti fatti» non perdona Clarence Seedorf per il passaggio al di là della barricata, ma certo gli vale un posto speciale nel cuore di Mario rossonero e un commento da 90° minuto del nostro direttore.
Così vanno le cose, quando un amico candida il suo “spirito imprenditoriale”, e lo porta tutto a una festa: famiglia, libertà di scelta, piccole e medie imprese, sussidiarietà, le respiri perché ci sono e hanno le facce di chi sfascia l’impianto acustico dalla voglia di cantare, e alle velleità artistiche del candidato, improvvisatosi poeta per concludere la serata, risponde molto seriamente. è mezzanotte, gli scatoloni sono vuoti, ogni santino è stato imboscato, ogni manifesto trafugato, ogni sacchetto riempito. Quintali di poesiole invece attendono ancora di essere adottate. Meglio che diventi consigliere.

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