Con uno sguardo sull’anno nuovo
Il nostro Paese sta vivendo un particolare momento di crisi, forse uno dei più gravi nella storia della nostra Repubblica. Certamente abbiamo conosciuto altri momenti di difficoltà economiche, sociali e politiche. Ma quella presente si può definire senz’altro un momento di crisi generale, che trova riscontro e condizionamento anche nella crisi che coinvolge un pò tutti i Paesi del mondo: una crisi generale nella quale convergono e si assommano molteplici aspetti, compresa quella dovuta al Covid-19, pandemia che ha sconvolto fisicamente e psicologicamente milioni di persone.
L’emergenza e la gravità della situazione attuale, tuttavia, prima ancora che conseguenza della “pandemia”, è economica e politica, è culturale e pre-politica: situazione che richiede di rendersi protagonisti attivi e consapevoli in promozione di una società più giusta e più partecipata, nella quale vengano autenticamente salvaguardati i presupposti di libertà e di solidarietà.
Oggi più di ieri il progetto di ristrutturazione teso ad integrare le spinte di una accentuata lotta sociale – ancora presente – attraverso un innalzamento del tenore di vita, ha dimostrato tutte le sue contraddizioni. Esso doveva essere reso possibile da un grande incremento di produttività del lavoro dovuto all’uso di moderne tecnologie e tecniche di produzione, capaci di uno sviluppo quantitativamente illimitato: ma così non è stato. Le sacche di povertà si sono paurosamente allargate. Si va giornalmente pagando un elevatissimo costo umano di emarginazione e di esclusione. E tutto ciò a causa di diffuso malessere e di divisioni all’interno della nostra società.
E’ entrata profondamente in crisi l’ideologia del progresso e della crescita quantitativa che non pone al centro l’uomo con i suoi reali bisogni e le sue attese. Oggi più di ieri si manifestano gli enormi costi sociali che accompagnano il processo di dissociazione della famiglia: è venuta meno la considerazione che la famiglia ha sempre prodotto, e ancora produce, una quantità di reali servizi mai monetizzati.
Il fabbisogno di sicurezza sociale diviene sempre maggiore, senza che si riesca a creare nei cittadini la necessaria soddisfazione, e a salvare la condizione giovanile e quella degi anziani da una sensazione di deprimente inutilità e di abbandono. Da qui il moltiplicarsi dell’indifferenza: con il processo di dissoluzione della famiglia, è entrato in crisi anche il processo di promozione di personalità coscienti.
Negli ultimi anni le decisioni che contano sono state prese, e ancora vengono prese, per lo più da una élite dirigente assai ristretta che considera unicamente le esigenze e il funzionamento del sistema senza fare alcun conto dei valori in nome dei quali è stata legittimata a governare dal voto popolare. La pianificazione centralizzata delle decisioni e la regolamentazione burocratica, sulle quali si regge la vita dello Stato, hanno raggiunto il massimo di astrattezza e di estraneità ai fini umani. Si accresce così la frammentazione sociale e la precarietà dell’esistenza, e si scava un fossato sempre più profondo tra i soggetti sociali e tra le generazioni. Non ci consola affatto la constatazione che la situazione non è soltanto italiana.
E in questo marasma di incertezza si pone lo sguardo sull’anno che sta per iniziare.
Occorre dare un giudizio culturale al momento politico che stiamo vivendo, giudizio che non può prescindere dal modo di concepire l’uomo, la famiglia, la stessa vita di un popolo solidale. Giudizio che pone in essere alcune conseguenze operative:
L’affronto dei problemi etici. La vita nel nostro Paese, lo si può ben dire, non è totalmente rispettata. Urge un processo ideale e normativo che aiuti concretamente al rispetto della vita di ogni essere umano fin dal concepimento, e che attui il dettato costituzionale in ordine alla famiglia così come espresso dagli art. 29c.1-30c.1-31. Quindi una programmazione politica conseguente tesa alla concretizzazione di leggi conformi a tali principi, il tutto per realizzare una organica politica sociale per la vita, per la persona e per la famiglia.
La partecipazione come assunto di responsabilità. La famiglia – si dice – è centrale alla vita del Paese. Ma dire che la famiglia è fondamento della società significa ribadire che la famiglia è anche fondamento della persona, della sua identità, della sua esistenza e della sua crescita, del suo equilibrio, e persino della sua autonomia. Ciò significa che la famiglia, per questa sua funzione, è forza sociale e soggetto politico con il quale vanno concretizzate procedure di dialogo, di confronto e di consultazione circa le scelte ideali ed operative, sociali e politiche, in modo particolare attraverso le loro associazioni.
La riorganizzazione dei servizi. I servizi sociali e sanitari nel nostro Paese soffrono di inadeguatezza e non sempre sono in funzione della persona. La pandemia ne sta evidenziando la situazione. I servizi devono andare incontro alle esigenze della persona riferendo i suoi bisogni all’interno della famiglia in cui vive. Da qui la valutazione della volontà esplicita di operare in tal senso, nel rispetto anche delle realtà di base che intendono rispondere concretamente a tali bisogni.
La ridefinizione della politica scolastica ed educative. Il riconoscimento concreto ai genitori e alla famiglia della libertà di educazione e quindi della scelta della scuola – statale o non statale che sia – è condizione non totalmente rispettata. E’ stata introdotta una normativa che, sì, riconosce il diritto delle famiglie alla libera scelta e la funzione pubblica della scuola cosiddetta paritaria, ma di fatto non pone né la famiglia, né la stessa scuola nelle condizioni di poter liberamente operare. Le normative in atto sono fortemente vincolanti e penalizzanti questa libertà: libertà che per essere autentica e concreta deve necessariamente attuare “vera autonomia”– cioè riconoscere che “l’arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art. 33c1) -e concretizzare il dovuto sostegno economico, così come riconosciuto, in virtù della “pari dignità sociale” e “uguaglianza” a ciascun cittadino costituzionalmente riconosciuti (art. 3).
L’attuazione di una politica di solidarietà e di equità fiscale. La famiglia non può essere sempre immolata sull’altare dell’economia. Occorre una politica chiaramente solidaristica che – pur rispettosa degli equilibri economici e produttivi – sappia salvaguardare, al di là e al di fuori delle logiche assistenzialistiche, la possibilità di sostentamento dei nuclei familiari e il loro sviluppo mediante una politica occupazionale e fiscale attenta alla composizione della famiglia e ai carichi che sopporta, di carattere ambientale e psico-fisico.
Negli ultimi anni sembra essersi consolidato un immobilismo improducente: non si è cercato
con la dovuta attenzione – di considerare la de-natalità, il disagio fisico e psichico, la disoccupazione, la solitudine, la povertà, l a malattia, … e ciò sta a dimostrare che c’è tanto, tantissimo da fare. Occorre una maggior determinazione e più serio impegno, non alchimie e litigiosità fuorvianti.
Su questi obiettivi deve ricompattarsi una autentica e concreta promozione culturale, sociale e politica. Il tutto a conseguimento, non di una rendita politica e partitica, bensì di una realizzazione vera del “bene comune”.
Foto Ansa
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