CONDIZIONI PER L’IMPRESA SOCIALE

Di Giorgio Vittadini
21 Ottobre 2004
In Parlamento si sta discutendo di sussidiarietà fiscale ed emerge nella discussione il ruolo dell’impresa sociale quale soggetto eventualmente destinatario degli aiuti liberamente dati dai cittadini.

In Parlamento si sta discutendo di sussidiarietà fiscale ed emerge nella discussione il ruolo dell’impresa sociale quale soggetto eventualmente destinatario degli aiuti liberamente dati dai cittadini.
Si discute poco però delle condizioni alle quali un’impresa sociale può efficacemente svolgere il suo compito. Come al solito è il problema del soggetto che, se dimenticato, può rendere inutile ogni riforma.
A tal fine, prima di tutto, occorrono famiglie nelle quali ci si voglia bene. Evidentemente la libertà è sacra ma, bisogna riconoscere che laddove i matrimoni tengono, essi sono un fattore di stabilità e benessere maggiori. Molte famiglie (di cui è ricca la nostra tradizione) che, ad esempio, adottano figli o che, in qualche modo, si occupano dei figli di altre coppie, mostrano che è possibile voler bene gratuitamente. Serve tutto ciò che aiuta e sostiene la famiglia perché famiglie così possono cambiare il paese.
In secondo luogo occorrono luoghi di educazione. L’educazione è l’introduzione alla realtà totale, a partire dalla tradizione vissuta nel presente. L’educazione è un’alleanza, è la voglia di mettersi insieme e giudicare tutto. A questo scopo c’è bisogno di scuole libere e di libertà di educazione, anche nello Stato.
In terzo luogo occorre incrementare gli strumenti di formazione professionale. Quanti mestieri si stanno perdendo e potremmo insegnare ai giovani! Quante persone che abbandonano gli studi potrebbero essere aiutate a introdursi in una vita attiva e ad un protagonismo sociale ed economico.
In quarto luogo è necessario sostenere il sistema delle piccole e medie imprese, integrato nei distretti industriali. Secondo certe interpretazioni delle leggi economiche, la piccola impresa, così come i distretti industriali, non dovrebbero funzionare. Eppure funzionano e sono il tessuto connettivo dell’occupazione e dello sviluppo diffuso del paese, soprattutto se sono viste nella loro dispersione territoriale.
Solo in un contesto come quello appena descritto l’impresa sociale può dare il suo apporto e rappresentare un notevole valore aggiunto per tutta la società.
Non è certo spingendo dall’alto che la società civile può efficacemente trovare al proprio interno le risposte alle sempre nuove istanze di cui essa stessa è portatrice. E non è neppure tentando di “impiegare” le organizzazioni non profit attraverso strumenti e modalità che ultimamente ne snaturano l’indole originaria e le peculiarità relazionali che la società civile può essere aiutata a crescere.

*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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