Consigli di lettura al caro Presidente

Di Castagneto Pierluigi
25 Luglio 2002
Tromboni di regime radical-progressisti? In giro ce ne sono tanti. Ma quando si parla di storia patria la tragedia si trasforma in commedia

Tromboni di regime radical-progressisti? In giro ce ne sono tanti. Ma quando si parla di storia patria la tragedia si trasforma in commedia. Li dovreste sentire quando si allineano sulle posizioni laico-socialiste. Non basta leggere le fandonie infinite che dal Medio Evo in avanti ci somministrano molti manuali di storia. L’ultimo incidente è capitato al presidente della Rai Antonio Baldassarre, che dopo il polverone sollevato su Rai e rivisitazioni storiche se l’è fatta sotto e ha ritrattato tutto. A bacchettarlo anche il presidente della Repubblica. Ma nella foga di esternare Ciampi è incorso in un grossolano errore. Ha sostenuto che «la nostra identità nazionale si fonda sui valori condivisi dal risorgimento, alla resistenza, alla costituzione repubblicana». Non è questione di identità nazionale, bensì di stato nazionale: nel bene e nel male. Quello nato grazie alla mano, per la verità pesante, guerrafondaia e conquistatrice dei liberali, massonici e anticlericali piemontesi. Quello stato unitario nato dopo che il neo regio esercito fucilò oltre 5000 contadini meridionali per schiacciare manu militari quel fenomeno liquidato come “brigantaggio”. Quello stato italiano che portò a morire oltre 600 mila giovani italiani sulle trincee del Triveneto, per quei brandelli di terra che sparuti illuminati di allora definivano irredenti. Uno stato in cui un capo del governo come Salandra, ottenuto l’appoggio di quel reuccio che era Vittorio Emanuele III, messo a tacere il parlamento, si mise segretamente d’accordo con gli inglesi coinvolgendoci in una disastrosa guerra. Quello stato italiano che nel bene e nel male fu anche guidato dal Duce (nonostante le tesi di De Felice, ancora considerato da molti il male assoluto) che salì al governo in modo legittimo ottenendo poi anche il consenso di buona parte degli italiani. Che poi l’unità d’Italia sia una cosa buona è un altro discorso. Ma tra Stato e identità nazione c’è un abisso. Gli esponenti dell’intellighenzia laica non se ne accorgono, o non vogliono. Come i giacobini che fecero iniziare il nuovo corso dal 1789, così i maître a penser del libero pensiero vedono l’anno di fondazione dell’Italia nel 1848-49, quando Mazzini e compagni buttavano nel Tevere i preti ammazzati. Ma la nazione italiana e ben altra e più antica faccenda che coinvolge personaggi ben più illustri e radicati nella millenaria cultura nostrana. Oltre ai grandi delle cultura e delle letteratura, sono innumerevoli i pilastri del nostro passato. Quando in gioventù, il giovane livornese Carlo Azeglio Ciampi era studente di Lettere a Pisa, sarà pur passato sotto il palazzo del Vasari che contiene quelle torre detta “della fame” in cui pare si consumò la tragedia dantesca del Conte Ugolino. Ebbene quel Gherardesca (non quello odierno che pare amoreggi con la rossa d’importazione inglese) che Dante ha reso immortale, fa parte della nostra storia.

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