Conti alla romana

Di Bottarelli Mauro
21 Dicembre 2006
Altro che casse vuote, Tremonti ha lasciato in eredità alla sinistra un vero tesoro. L'ex sottosegretario all'Economia spiega come e perché il governo l'ha tenuto nascosto

Hanno falsato i conti. Altro che brogli elettorali, la misura dell’operazione messa in atto dal governo Prodi riguardo i conti pubblici è qualcosa che non ha precedenti. Dati alla mano, infatti, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti hanno lasciato in eredità all’esecutivo di centrosinistra un deficit al 2,1 per cento, ben al di sotto del 3 imposto da Maastricht e molto, ma molto lontano da quel 4,6 indicato da Tommaso Padoa-Schioppa e dalla sua commissione Faini, insediata all’indomani delle elezioni per chiarire la condizione delle casse dello Stato e scaricare sul precedente governo le colpe di una Finanziaria che l’Unione già aveva in mente. Ora, se un deficit al 2,1 è indicatore di finanza pubblica in disordine, possiamo dire senza tema di smentita che mezza Europa è sull’orlo del collasso assoluto. Così non è, però, nonostante il ministro dell’Economia abbia avuto il coraggio di paragonare le condizioni ereditate a «quelle del 1992».
Insomma, il governo sapeva benissimo che i conti dello Stato non erano disastrosi, ma l’ha sempre tenuto nascosto. Pochi giorni fa, però, il castello di sabbia è crollato sotto il peso dei numeri. Pressato dall’opposizione, l’ineffabile Vincenzo Visco ha infatti messo agli atti della commissione Bilancio del Senato una tabella in cui, nascosto tra migliaia e migliaia di cifre, c’era un dato: le maggiori entrate incassate dall’erario a fine novembre superano di 37 miliardi (lo stesso valore della Finanziaria del prossimo anno) le stime contenute nei dati di finanza pubblica. Insomma i conti erano in ordine, visto che quei 37 miliardi equivalgono al 2,5 per cento del Pil di quest’anno. E se al deficit previsto nel 2006 (4,6 per cento dalla commissione Faini, 4,2 per il governo) si tolgono 2,5 punti di Pil, il deficit scende automaticamente a 2,1. E forse anche sotto, parecchio sotto. Con la conseguenza che il disavanzo del prossimo anno (quello su cui si applica la manovra) non parte dal 3,9 per cento, come stimato dal governo, ma ben sotto il 3.
Immediatamente il ministro Padoa-Schioppa ha ridimensionato le maggiori entrate a 33 miliardi di euro a causa delle accise sui tabacchi e subito la maggioranza ha annunciato di voler restituire il maggior gettito a partire dal 2008. Comunque, al netto dei ripensamenti dell’ultima ora, resta un fatto: che i conti lasciati da Berlusconi e Tremonti erano in regola; che la Finanziaria da 40 miliardi di euro, concentrata sull’inasprimento fiscale, serve soprattutto a soddisfare la fame di spesa dell’attuale maggioranza; e che il bilancio in discussione in Parlamento è “falso”, poiché garantisce i saldi non con interventi di finanza pubblica ma con gettito fiscale aggiuntivo nascosto.
A denunciare l’insabbiamento dei conti reali da parte del governo è Giuseppe Vegas, ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, secondo il quale «questa operazione è stata fatta in modo pasticciato fin dall’inizio. Al Senato, in un primo momento, hanno fornito tabelle disomogenee tra i conti del 2005 e del 2006. Poi le pressioni dell’opposizione hanno portato le correzioni in cui si sono materializzati i 34 miliardi di entrate in più: un tasso di crescita medio dell’8,5 per cento, il doppio del normale». Dati che, spiega Vegas a Tempi, hanno un forte significato economico e politico: «L’aumento della base imponibile unito all’abbassamento delle aliquote rappresenta un meccanismo che funziona, una strategia che però è l’esatto contrario di quanto sta facendo l’Unione. Perché, in presenza di un buon andamento delle entrate e del rispetto rigoroso dell’impegno con l’Europa, pensare una manovra così pesante? Una Finanziaria di questo impatto avrà un effetto sul tasso di crescita del Pil del 2007 decisamente negativo, mentre noi abbiamo bisogno di sviluppare».
Era proprio lo sviluppo del paese quello che il centrosinistra dichiarava di voler rilanciare con questa Finanziaria. «Già – riprende il senatore di Forza Italia – peccato che vogliano farlo inventandosi una tassa al giorno. L’ultima è sull’acqua minerale, un aumento dell’0,1 per cento al litro. La verità è che vogliono scaricare il peso delle loro spese clientelari su di noi, ma ormai il gioco è stato scoperto: per puro mantenimento di rendite sono stati stanziati prima 1,5 miliardi di euro, poi altri 700 milioni dalla Camera e infine ulteriori 750 nel maxiemendamento approvato al Senato. Se l’Ue comincia a fare dei distinguo dichiarando che gli obiettivi della manovra sono condivisibili ma mancano le riforme strutturali, il mercato ha percepito questa logica e dopo Fitch e Moody’s anche Standard&Poors starebbe per abbassare il nostro rating. Per tutta risposta, la maggioranza ha già presentato un aggiornamento del programma italiano al patto di stabilità europeo nel quale è prevista un’ulteriore manovra da 11 miliardi per il 2008. Insomma, neppure di questa Finanziaria lacrime e sangue si accontentano. Incredibile, vista l’economia che cresce e viste le entrate e la dote di contante di cui possono godere. Sembrano voler dilapidare tutto in spesa improduttiva: una logica che non so se è più irresponsabile o criminale».

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