Contraddizioni idriche

Di Togni Paolo
08 Novembre 2007

Quando ci si appella alla demagogia, la razionalità e addirittura la verità contano poco. Se fosse necessario, un’ulteriore conferma di tale affermazione la potremmo trovare nel dibattito in corso sull’acqua. I dati sulla disponibilità di questa risorsa, specialmente nei paesi in via di sviluppo, sono in effetti drammatici: quasi un quarto della popolazione terrestre non dispone di acqua potabile; più del quaranta per cento non ha acqua a sufficienza; da questo stato di cose derivano dati inaccettabili sulle cause di morte, specie dei bambini, e sullo stato di salute delle popolazioni. è possibile, allora, fare qualcosa per migliorare questa situazione? Non è credibile che l’uomo, con l’intelligenza della quale è dotato e con le capacità tecnologiche che ha acquisito, non sia in grado di intervenire: ma in che senso? Facendo cosa?
Facciamo un passo indietro: ciò che non esiste, per carenza naturale o perché non è stato prodotto, non può essere ripartito tra coloro che ne hanno bisogno. Per quanto riguarda i beni naturali anche quando ce ne sia abbondanza, devono essere portati allo stato nel quale le popolazioni interessate possano fruirne; è un discorso che vale anche per l’acqua. Non ha senso dire che l’acqua manca: sarà corretto dire che non è disponibile acqua nello stato richiesto. Poiché fiumi da captare, laghi da utilizzare, mari da dissalare e falde sotterranee da scavare sono presenti in ogni punto del mondo, e quindi nel mondo l’acqua c’è, sarà più corretto dire che manca l’acqua potabile, o che manca l’acqua gestita e distribuita in modo tale da poter essere concretamente utilizzata. Mancheranno le disponibilità finanziarie, e/o la tecnologia e/o la capacità amministrativa, non la materia prima. Sono quindi demagogiche, cioè prive di senso comune, le affermazioni con cui si riempiono la bocca i campioni del conformismo: «L’acqua deve essere proprietà pubblica». E chi lo nega? «L’acqua deve essere disponibile e gratuita per tutti». Sonora corbelleria, perché l’acqua gratuita può essere solo quella che rimane allo “stato selvatico”, e non si può usare acqua che non venga sottoposta a trattamenti costosi, e condotta alla sua disponibilità attraverso attività che costano. Le affermazioni riportate devono, per avere senso, essere modificate: «L’acqua deve essere amministrata dallo Stato, e gestita utilizzando le migliori tecniche disponibili; deve anche essere pagata in misura equa ma remunerativa per i gestori, ed equa e sostenibile per gli utenti». Chi non tiene presenti queste considerazioni fa demagogia vuota e imbecille.

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